23 Febbraio 2024
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Ambiente, Cronaca, Economia

Agricoltura, le buone volontà dell’Unione non risolvono il problema

13.02.2024

Cambiamento climatico, conflitti globali che bloccano le vie del commercio, consumatori orientati verso il risparmio, tutte difficoltà oggettive che esulano dalle possibilità dell’Unione Europea di intervenire, nonostante il lungo elenco di sostegni per incentivare il settore. Nel biologico domina il Sud.

Istituita nel gennaio 1962, la politica agricola comune (PAC) era allora incentrata sul Fondo Europeo Agricolo di Orientamento e Garanzia. Tale Fondo è stato suddiviso nel 1964 in due sezioni, la sezione «Garanzia» e la sezione «Orientamento», disciplinate da regole differenti. Per quanto concerne il periodo 2021-2027, nel dicembre 2020 i co-legislatori hanno approvato il regolamento sul nuovo quadro finanziario pluriennale e l’accordo inter-istituzionale in materia di bilancio. Di conseguenza, 378 miliardi e 532,3 milioni di euro sono stati messi a disposizione dei beneficiari della PAC a partire dal 1° gennaio 2021, il che rappresenta il 31% del bilancio totale dell’Unione Europea. Le misure di sviluppo rurale della PAC beneficeranno delle risorse aggiuntive del programma Next Generation EU per finanziare la ripresa economica e sociale a seguito della crisi dovuta al covid-19 (8.070,5 milioni di euro). L’importo totale degli impegni della PAC per il periodo 2021-2027 è dunque fissato a 386 miliardi e 602,8 milioni di euro.

Ci sono pagamenti diretti, misure di sviluppo rurale, fondi per incentivare l’insediamento di giovani agricoltori, fondi per innovare, aiuti per l’ecosostenibilità, aiuti per l’agricoltura biologica, per colture idroponiche, per acquistare macchinari nuovi, ammodernare frantoi. Inoltre, gli agricoltori possono beneficiare anche del sostegno nell’ambito del polo tematico “Alimenti, bioeconomia, risorse naturali, agricoltura e ambiente” del programma comunitario che cofinanzia progetti di ricerca e innovazione denominato “Orizzonte Europa”, e di alcune azioni del programma europeo per il mercato unico, in particolare nell’ambito del pilastro della catena alimentare gestito dall’Agenzia esecutiva europea per la salute e il digitale (HaDEA).

Anche il Fondo sociale europeo Plus mette a disposizione degli agricoltori fondi per migliorare le condizioni occupazionali nelle zone rurali e per fare formazione. La PAC è un’alleanza tra la società e l’agricoltura per garantire un approvvigionamento stabile di alimenti a prezzi accessibili, salvaguardare il reddito degli agricoltori, tutelare l’ambiente e preservare la vivacità dei territori. La PAC 2023-2027 è uno strumento fondamentale per conseguire le ambizioni della strategia “Dal produttore al consumatore” e della strategia sulla biodiversità. I Paesi dell’UE devono destinare almeno il 10% dei loro pagamenti diretti allo strumento di sostegno ridistributivo al reddito, per rispondere meglio alle esigenze di reddito delle aziende agricole di piccole e medie dimensioni. Inoltre, la parità di genere e l’aumento della partecipazione delle donne all’agricoltura fanno parte, per la prima volta, degli obiettivi dei piani strategici della PAC.

Questo dare la “colpa” all’Unione europea per la crisi e le difficoltà dell’agricoltura comunitaria è sviante: i problemi sono dovuti innanzitutto al cambiamento climatico, all’aggravarsi dei costi nella logistica/trasporti dovuto alle guerre, alle multinazionali che con la globalizzazione hanno strategie sovranazionali guidate da logiche di mercato e profitto. Anche i consumatori acquistano senza badare a stagionalità e a territorialità, spesso attirati solo dal risparmio e non dalla qualità. Eppure, le regioni italiane con più aziende agricole sono la Puglia (191mila) e la Sicilia (142mila), con la Campania (79mila) al quarto posto. Nel biologico dominano Sicilia, Calabria e Basilicata, che hanno superato la soglia del 25%, indicata dalla strategia europea Farm to Fork come traguardo al 2030. L’Abruzzo negli ultimi dodici anni ha raddoppiato la superficie certificata bio, superando il 15%. La Puglia con l’11,1%, la Sicilia con il 6,5% e l’Abruzzo con il 4,8% hanno quote rilevanti della produzione nazionale di vino. La Campania con 896 milioni, la Puglia (678 mln), la Sardegna (572 mln) e la Sicilia (545 mln) vantano un rilevante impatto economico di Dop e Igp. Il Molise ha il primato nazionale per quantitativi di tartufo, ma purtroppo è carente la valorizzazione regionale.

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