15 Luglio 2024
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Spettacolo

Il “Miles gloriosus” diventa donna e sconfigge la misoginia di Plauto

01.07.2024

Opera del gioco comico, fitto d’inganni e di bugie ai danni di una società militaresca, gerarchica, patriarcale, sessista e misogina. Una riflessione sui tempi, sul ruolo della donna oggi, sul potere, sull’equilibrio delle parti, per inquadrare il cambiamento che stiamo vivendo, quello della trasformazione della nostra cultura antropocentrica.

All’imbrunire, fasciati dalle pietre del Teatro Greco di Siracusa, soltanto la brezza accarezza i pensieri. Nihil sub sole novum, niente di nuovo sotto il sole (calante), la frase biblica delle Ecclesiaste forse conferma l’eterno ripetersi della storia persa nella vanità delle cose umane. E da oltre ventidue secoli che si narrano le vicende del soldato fanfarone. “Il Miles gloriosus” (206 a.C) di Tito Maccio Plauto, nell’impasto con elementi greci rielaborati dalla fabula palliata, commedia diffusasi a Roma attorno al III secolo a.C., sale su un carrello trainato da una bicicletta e irrompe nella modernità. Poi, un sussulto e l’accampamento militare (ma sembra un camping) destinato ad accoglierli dismette il grigioverde tristanzuolo per colorasi di tinte sgargianti, quasi a voler scacciare il conflitto (delimitato da sacchi di sabbia), che aleggia, ma non si palesa.

Forza del teatro e della scelta registica di Leo Muscato, che sovverte l’ordine delle cose, e per una volta, glissa sull’esistenza stessa della guerra per ribaltare la prospettiva: in scena ad animare dialoghi serrati ci sono 47 donne, protagoniste in varia misura (laddove i ruoli, fino a Shakespeare, erano stati predominio assoluto degli uomini), tutte protese, attraverso astuzia e capacità di macchinazione, a disseccare una società gerarchica, patriarcale, sessista e misogina, terreno fertilizzato dei tempi plautini. La questione di genere, evocata, riaffiora con autorità e le battute pronunciate dalle donne in cromatiche tute mimetiche, «Brutte bestie gli uomini perché hanno a che fare con le donne», «Ahimè dovrò farmi comandare da una di loro», con effetto detonante sulla scena dominata dal contrario di tutto (nulla è come appare), acquistano virulenza, s’arricchiscono di sarcasmo ed ironia, risuonando come manifesto di una strisciante lotta contro la cultura egemone dell’antropocentrismo che pone l’uomo al centro, punto di riferimento per la comprensione del mondo e delle sue leggi. Difficile immaginare un Plauto come drammaturgo ribelle ed eversore della morale pubblica, perché nel suo mondo cristallizzato tra xenofobia, paura dello straniero attentatore dei privilegi, padroni della vita dei loro schiavi (e quindi tutori della Res Publica), il ruolo della donna rimane marginale e rassegnato alla sottomissione. La sua comicità, tra metafora ed iperbole, scoppiettante, insolente, ma ferocemente conservatrice, riveste il carattere tronfio di Pirgopolinice (una graffiante Paola Minaccioni) soldato millantatore, gloriosus nel senso di presuntuoso, che s’innamora della bella Pleusicle, salvo poi, perdere sia l’amante che la gloria (inventata), vittima di una doppia beffa architettata da Palestrione (Giulia Fiume) servo astuto.

Come non trasalire davanti a quell’ «io, io, io» rivendicato con ostinato furore da chi non riesce ad estirpare ogni traccia di vanità, e che ricollegandosi all’oggi veleggia sui social media, “casa degli specchi” del proprio apparire? Disinnescato l’effetto straniante brechtiano (cattiveria, adieu), il percorso si fa gradevolmente leggero, trovando nella beffa del risum movere il senso di una messinscena contemporanea ad alto grado di spettacolarità, tra battute, marce, musiche. Con un brivido finale: la riflessione sul ruolo della donna e sull’equilibrio delle parti, impone di evitare la tagliola di una crociata sterile del genere femminile contro quello maschile. Dopo aver subito per millenni una deminutio sociale e giuridica solo per l’appartenenza al ‘sesso debole’, sarebbe paradossale sostituire alla ‘società maschilista’ un’immaginaria ‘società femminista’. Ma non ditelo a Plauto.

 

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