19 Luglio 2024
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Cronaca, Spazio

La Cina riesamina il lato oscuro della Luna con successo

04.06.2024

Lato vicino alla Luna, fotografato dalla navicella spaziale Galileo durante il suo viaggio verso Giove. Lato nascosto della Luna con parte del lato vicino visibile (in alto a destra), fotografato dalla navicella spaziale Apollo 16.

La Cina ritorna sulla fascia nascosta della Luna con una nuova ispezione scientifica ben fornita, e sceglie questa volta di approdare in uno dei più grandi crateri conosciuti nel sistema solare. L’attività di estrazione, compiuta con successo, è durata 48 ore a partire dalle due ore successive all’allunaggio.

La nuova corsa alla Luna è tutt’altro che un ritorno al passato, né tantomeno un remake di missioni che hanno segnato un’epoca, perché quelle in fase di realizzazione, legate ai programmi di esplorazione al fine di installare basi permanenti sul nostro satellite naturale, associano al valore scientifico quello industriale e commerciale. Se la NASA è arrivata sulla Luna sposando il mito di Apollo e rinnovandolo ora con quello di Artemide (il programma Artemis, finalizzato a fare atterrare vicino al Polo Sud lunare un equipaggio con una donna destinata a calcarne la superficie indicativamente nel settembre 2026), i cinesi hanno scelto di denominare le sonde delle missioni di esplorazione della Luna come la divinità Chang’e, che secondo la leggenda lì vive con il suo inseparabile coniglio di giada, YuTu, con cui invece sono stati ribattezzati i suoi rover lunari.

La Cina ha puntato l’attenzione sulla fascia nascosta, dove ha fatto allunare per la prima volta in assoluto un rover (Chang’e-4) il 3 gennaio 2019, tornando poi sulla parte visibile con la missione Chang’e-5 che nel dicembre 2020 ha riportato a terra i primi due kg di campioni prelevati in superficie nel cratere Procellarum. Il 2 giugno la sonda Chang’e-6, guidata dal centro di controllo della missione – Beijing Aerospace Control Center – a Pechino, è approdata nei pressi del Polo Sud lunare, ma ancora una volta sul lato nascosto e inesplorato, poggiandosi in un punto del vasto bacino Aitken, uno dei più grandi crateri conosciuti nel sistema solare, formatosi per un impatto meteoritico e con un diametro di circa 2500 km. Chang’e-6, giunta a destinazione dopo un viaggio durato 30 giorni seguendo un’orbita retrograda (ovvero con un verso di rotazione opposto a quello con cui la Luna orbita attorno alla Terra) ha iniziato subito la raccolta di campioni, mettendo in azione una trivella che permette di penetrare la superficie fino a 2 metri di profondità. Un metodo operativo simile a quello che si è posto la missione europea di esplorazione marziana Exomars, alla ricerca di tracce biologiche sul Pianeta Rosso, rinviata al 2028.

L’obiettivo del programma cinese è acquisire materiale geologico risalente a circa quattro miliardi di anni fa, che consenta di analizzare le fasi di formazione della Luna come mai è stato possibile finora. L’attività di estrazione è durata 48 ore a partire dalle due ore successive all’allunaggio. Chang’e-6 è formata da un modulo di discesa e uno di risalita, che si è ricongiunto al modulo orbitale con il suo prezioso carico per fare ritorno sulla terra con arrivo previsto il 25 giugno. Il primo successo da accreditare ai cinesi è avere portato a termine con precisione la delicata fase di allunaggio, utilizzando un motore principale a spinta variabile e una serie di telecamere a luce visibile e scanner laser tridimensionali, combinati con sensori a raggi gamma, riuscendo così a identificare un’area priva di ostacoli per poggiarvi in sicurezza le zampe dotate di ammortizzatori che hanno permesso di ammorbidire l’impatto. Ora, prepariamoci a saperne di più sulla faccia nascosta della Luna.

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