22 Luglio 2024
Milano, 29°

Salute, Scienza e tecnologia

La IA promette terapie anticipate per Parkinson e Sla

In futuro potrebbe essere possibile prevenire l’insorgere dei sintomi. Grazie all’aiuto dell’Intelligenza artificiale, un nuovo test messo a punto dai ricercatori riesce a individuare otto marcatori tipici del morbo, anticipando anche di 7 anni la comparsa dei primi sintomi. I dettagli sulla ricerca.

Per diagnosticare morbo di Parkinson e Sla presto potrebbe essere sufficiente un semplice test del sangue. È in questa direzione che si muovono due studi di recente pubblicazione che aprono la via alla possibilità di avere in futuro più diagnosi precoci, particolarmente utili nella prevenzione.
Il primo degli studi, pubblicato sulla rivista Nature Communications e guidato da University College London e Centro Medico Universitario di Goettingen (Germania) con il contributo dell’Università di Bologna e dell’Istituto delle Scienze Neurologiche sempre della città emiliana, si è concentrato sul Parkinson: una patologia che riguarda circa 6,5 milioni di persone in tutto il mondo. Grazie all’aiuto dell’Intelligenza Artificiale, il test messo a punto dai ricercatori riesce a individuare otto marcatori tipici del morbo, anticipando anche di 7 anni la comparsa dei primi sintomi.
Lo studio è stato condotto su un campione di 72 pazienti affetti da Disturbo comportamentale del sonno Rem, uno dei primi sintomi del Parkinson ad affacciarsi, monitorate nell’arco di 10 anni. Il 79% per cento di essi è risultato avere lo stesso profilo di chi è affetto dalla malattia e il team ha previsto per 16 di loro l’insorgere del morbo. Il pronostico si è rivelato esatto al 100% e i ricercatori stanno continuando il monitoraggio per verificare ulteriormente l’accuratezza del test.
L’impiego di test di questo tipo nella pratica medica è ancora lontano, ma si tratta di un enorme passo avanti rispetto alla situazione attuale. La diagnosi precoce renderebbe possibile la somministrazione tempestiva delle terapie più efficaci e la possibilità concreta di ostacolare da subito la progressione della malattia.

Con le terapie disponibili al momento è possibile soltanto rallentare il decorso del Parkinson, ma non di guarire dalla malattia: in futuro potrebbe essere possibile prevenire l’insorgere dei sintomi. Un vantaggio non da poco dato che, come sottolinea Kevin Mills (autore senior dello studio):

«Non possiamo far ricrescere le nostre cellule cerebrali, quindi dobbiamo proteggere quelle che abbiamo. Al momento, chiudiamo la stalla dopo che i buoi sono scappati, invece dobbiamo iniziare i trattamenti molto prima».

Risultati analoghi a quelli avuti dallo studio sul Parkinson sono stati ottenuti dal Centro Tedesco per le Malattie Neurodegenerative per quanto riguarda la Sla (acronimo di Sclerosi Laterale Amiotrofica). A soffrire della malattia sono circa 400mila persone nel mondo, e circa 100mila ne muoiono ogni anno. La ricerca, pubblicata su Nature Medicine, ha elaborato un test che si basa sulla presenza e sul livello di due proteine in circolo nel sangue. Il test si è rivelato efficace su 991 adulti. Con i metodi attuali avere una diagnosi certa e precoce è molto difficile, dal momento che è necessaria un’analisi del tessuto cerebrale. Grazie ai risultati ottenuti invece sarà possibile cogliere in anticipo e in maniera sicura l’insorgere della malattia. Anche in questo caso, l’azione tempestiva è assolutamente decisiva nel trattamento dei sintomi.

Condividi