17 Aprile 2024
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Business, Cronaca

La stretta di Amazon sui resi

Molti gli utenti che hanno preso l’abitudine di acquistare prodotti, soprattutto tecnologici, e restituirli dopo l’utilizzo. Il fenomeno salta all’occhio in Germania e spinge Amazon a cambiare politica e decidere la riduzione dei tempi eccessivi di fare richieste di restituzione.

Il fenomeno dei servizi e-commerce è sempre più diffuso, e ormai rappresenta uno degli irrinunciabili capisaldi della vita di quasi tutta la cittadinanza. Procedere all’acquisto online dei più svariati beni di consumo ha vissuto una vera e propria impennata in epoca Covid, senza però entrare mai realmente in crisi dopo che la vita sociale delle persone è tornata progressivamente alla normalità. Anche per questo motivo, però, l’estrema libertà che un tempo le piattaforme concedevano ai propri utenti si sta via via riducendo. E questo è il caso, per esempio, della politica di Amazon sui resi.
Storicamente l’azienda di commercio di Jeff Bezos ha sempre dato la possibilità ai propri iscritti di restituire la merce acquistata online nei successivi 30 giorni dalla data di consegna. A quanto pare, questo ampio lasso di tempo consente però a parte degli utenti di Amazon un effettivo utilizzo di alcuni prodotti, certamente temporaneo, ma finalizzato al motivo stesso per cui si è deciso di procedere all’acquisto. Solo in un secondo momento si richiede e ottiene il reso, quando però di fatto non si ha più bisogno di possedere il prodotto in questione. Risultato: si recuperano i soldi e in sostanza si è utilizzata la merce per il solo lasso di tempo in cui serviva. Il tutto completamente “gratis”.

Questo fenomeno è saltato all’occhio di Amazon inizialmente in Germania, per poi estendersi man mano nel resto d’Europa e arrivare ora in Italia. Nel nostro Paese, a partire dal 25 marzo 2024 si riduce da 30 a 14 giorni il tempo massimo per la restituzione di un prodotto acquistato su Amazon. Questo però non vale per qualsiasi prodotto, ma per quelli appartenenti a 7 specifiche categorie.
Si tratta di forniture per ufficio (calcolatrici, stampanti, inchiostro, toner) prodotti di elettronica o per computer (notebook, telefoni, cuffie, telecamere, accessori vari, router), fotocamere dei più svariati tipi e soprattutto musica, video e videogames. Non a caso il fenomeno del reso di materiale di fatto “già usato” riguarda soprattutto queste ultime casistiche.
Amazon (che pure ha mantenuto a 30 giorni i tempi per il reso di prodotti con il proprio marchio, come Kindle o Renewed), ha notato che spesso i clienti procedono alla restituzione di film, album musicali o videogiochi dopo averli visti o completati. In altri casi la richiesta di reso arriva dopo aver recensito online il prodotto in questione. Non è raro inoltre che, soprattutto in caso di uscite nuovissime o molto attese, il valore commerciale del proprio acquisto cali drasticamente nel corso dei fatidici 30 giorni. Il reso, però, avviene per forza di cose al prezzo di origine, generando un’ulteriore perdita per la compagnia di Jeff Bezos.
Da qui la decisione di ridurre il limite per richiedere un reso da 30 a 14 giorni, che in ogni caso sarà progressiva. Pur diventando operativa in Italia a partire dal 25 marzo, Amazon concederà un «periodo di tolleranza» fino al 25 aprile. Da quella data in poi i tempi per eventuali «abusi» saranno di fatto dimezzati.

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