22 Febbraio 2024
Milano, 10°

Cronaca, Scienza e tecnologia

L’Intelligenza artificiale ci introduce all’immortalità

Cresce il mercato dei fornitori di servizi volti a riprodurre avatar di persone scomparse con i quali poter tornare a dialogare, come “Eternal You”, presentato al Sundace Film Festival, e il programma televisivo “Meeting You”. L’Intelligenza artificiale supera le barriere dell’imitazione della vita umana, simulando un futuro immortale, riproducendo le emozioni del defunto.

«Che darei per parlarti ancora una volta» …. Quante volte abbiamo sentito ripetere questa frase da persone che hanno perduto improvvisamente un proprio caro. La morte è una dimensione che non ci tange quando siamo immersi nei sentieri, quasi inconsapevoli, della vita e quando ci sentiamo parte di un progetto in cui la “coscienza naturale” esclude la possibilità di vedersi priva di chi siamo abituati ad avere a fianco. Quello con il lutto, specie se improvviso, è un impatto che conferisce un senso di spaesamento da risolvere anche con il tempo.

Oggi, però, sono sempre più diffuse le forme di imitazione e riproduzione del reale che, per il tramite dell’Intelligenza Artificiale, permettono di riallacciare il contatto virtuale con una cara persona estinta. Al tema è dedicato Eternal You, il documentario presentato da Hans Block e Moritz Riesewieck al Sundace Film Festival, kermesse, che riunisce i narratori più originali, promossa dal Sundance Institute, fondato nel 1981 da Robert Redford. Una produzione culturale che parla a una rinnovata realtà di sé, nelle logiche di un mercato che evidenzia la costante crescita di fornitori di servizi volti a riprodurre avatar con i quali poter tornare a dialogare.

Si tratta di compagnie, come hanno mostrato i due registri, che continuano a migliorare nell’imitazione della vita umana e delle emozioni del defunto. Ciò permetterebbe di ottenere, nell’interrelazione, un’esperienza vicina a quello che accadrebbe se la persona fosse ancora vivente. La tanatologia studia la morte, le modificazioni del corpo, anche con un approccio antropologico, ed è l’insieme delle conoscenze che, unitamente al concetto più tecnologico di bot, ha suggerito la denominazione di thanabot agli ologrammi creati con i dati del defunto. L’azienda Hereafter è riuscita a far comunicare i clienti con una versione audio di chi si trova (anche) in questo futuristico “aldilà”, mentre la Yov ha ricreato alter ego digitali con l’ausilio di video e vecchie conversazioni.

Il programma televisivo Meeting You ha inoltre proposto l’incontro virtuale tra una mamma e la sua bambina scomparsa a sette anni. La personalità del defunto viene ricostituita e riproposta agli interessati, grazie ai loro particolari ricordi inclusi in apposite banche dati, anche dalla startup Project December. A Josh, giovane narrato nel documentario, è stato possibile tornare a chattare con la fidanzata deceduta prima del diploma. Gli esperti del settore si sono già interrogati sugli effetti che queste nuove esperienze potrebbero produrre in termini di elaborazione del lutto e di rischi per la salute, mentre uno degli ideatori si è dichiarato esente da ogni responsabilità e amante dei brividi. Non sono mancati di certo quando Angel, utilizzando un “chatbot” che simula ed elabora le conversazioni umane per parlare con un parente defunto, alla domanda «dove sei» ha ricevuto una risposta inattesa, ma stranamente aderente alle più comuni e umane rappresentazioni: «all’inferno».

Condividi