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Cronaca, Sanità

L’Italia avrà il Medico di base anche per i senza fissa dimora

02.07.2024

Legge ultramoderna approvata alla Camera prevede una sperimentazione che consentirà ai senza fissa dimora di avere un medico di base in 14 città italiane. Ora si attende il via libera anche da Palazzo Madama. L’iniziativa si basa sull’identificazione di una platea di beneficiari compatibile con le risorse disponibili. Quali città e come funziona.

È una legge rivoluzionaria quella proposta dal deputato del Partito Democratico Marco Furfaro e approvata alla Camera all’unanimità e che consentirà ai senza fissa dimora di avere un medico di base. Ora il testo sarà votato al Senato, e una volta arrivato il via libera anche da Palazzo Madama partirà una sperimentazione di 2 anni in 14 città: Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino e Venezia. L’iniziativa è frutto di un lavoro iniziato nell’aprile del 2023 con l’identificazione di una platea di beneficiari compatibile con le risorse disponibili: in origine, l’idea era quella di garantire un medico di famiglia a tutti i senza fissa dimora, ma i costi elevati (4 milioni di euro previsti) hanno portato all’elaborazione di una versione ridotta del progetto, focalizzato solo sulle città metropolitane per un totale di 2 milioni di euro.

Ma come funziona? I beneficiari della legge potranno iscriversi nei registri delle ASL con l’assistenza delle associazioni di volontariato, e questo permetterà di raggiungere oltre il 60% delle persone senza dimora, che attualmente non hanno accesso all’assistenza sanitaria territoriale.
Il medico di base per i senzatetto, però, non è del tutto una novità: alcune regioni, infatti, hanno già adottato normative per garantire loro l’assistenza sanitaria. Per esempio, Emilia-Romagna, Puglia, Abruzzo, Liguria e Marche hanno approvato leggi regionali in tal senso, e il Piemonte ha dal 2022 istituito la figura del tutor sociosanitario per facilitare l’integrazione di queste persone. Persone che, come ricordano gli esponenti del partito, non sono solo coloro che vivono per strada, ma anche individui come padri di famiglia divorziati costretti a vivere in macchina o donne vittime di violenza che trovano rifugio temporaneo senza poter prendere residenza.

Dunque, l’approvazione di un regolamento a livello nazionale non sarebbe solo un risparmio economico per lo Stato, che attualmente affronta spese eccessive per il ricorso al pronto soccorso per trattamenti che potrebbero essere gestiti a livello di assistenza primaria, ma sarebbe anche un atto di giustizia sociale: la salute è un diritto previsto dalla nostra Costituzione. A prescindere dalla tua condizione abitativa. A prescindere dal fatto che tu sia ricco o povero. A prescindere dal perché stai vivendo una condizione simile.

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