15 Aprile 2024
Milano, 15°

Cronaca, Sport

Vincere non annoia Verstappen e Bagnaia

Red Bull e Ducati regine incontrastate di F1 e MotoGP anche dopo Arabia Saudita e Qatar. Ma arrivano le nuove generazioni con dei “ragazzi terribili” che vogliono rompere gli schemi: Bearman e Acosta. Leclerc, all’ultimo, si toglie lo sfizio del giro più veloce, Bagnaia Re.

Un weekend motoristico, in cui in pista scendono sia la F1 che la MotoGP, va agli archivi con due messaggi solo in apparenza in contraddizione tra loro: i valori in vetta restano quelli previsti e consolidati, ma attenzione alle nuove generazioni che avanzano. E che non vedono l’ora di mostrare al mondo il loro valore. Così, da un lato in Arabia Saudita continua il dominio di Max Verstappen, ma tutti parlano di Oliver Bearman. Dall’altro in Qatar riprende con autorevolezza la marcia di Pecco Bagnaia, ma è giusto soffermarsi su Pedro Acosta.
Gli umori, tra gli appassionati italiani dei motori, inevitabilmente non possono che andare in direzioni opposte. Ormai però piuttosto abituali: il sapore in bocca è amaro per chi ama la Ferrari, al massimo agrodolce, mentre in casa Ducati resta quello di un miele di primissima qualità. Tanto più che, dopo le preoccupazioni della Sprint Race, il GP del Qatar di Bagnaia si trasforma velocemente in una magistrale prova di forza.

Pecco, quinto in griglia, alla prima staccata è già terzo dietro Martin e Binder. Dopo appena due curve si ritrova secondo. E alla quarta si prende una vetta che non lascerà mai più. Rendendo interessante solo ciò che avviene alle sue spalle.
Da questo punto di vista le cose da raccontare non mancano. Intanto Martin, re del sabato qatariota, alla domenica denuncia impreviste difficoltà. Forse frastornato dall’aggressività di Bagnaia, lo spagnolo si fa infilare anche da Binder (occhio alla KTM quest’anno) con cui instaura un duello di sorpassi e controsorpassi che il sudafricano vince una volta per tutte solo all’11° giro. Nel frattempo, però, Pecco è già lontano oltre un secondo e non si farà più riprendere. Risultato finale per lui: 31 punti in classifica, 2 più di Binder e 3 più di Martin. La battaglia per il titolo è già partita. E c’è anche altro, ma ne parliamo più avanti.

Nel frattempo, dalla non così distante Jeddah (parliamo di circa 1.500 km) la F1 sembra aver già chiuso le poche speranze che per il mondiale 2024 ci sia effettivamente battaglia. Anche in Arabia Saudita la vittoria di Verstappen non è mai in discussione, e già dopo 4 giri la Red Bull confeziona la doppietta con un Sergio Perez in netta ripresa. Eppure, c’è vita dietro i bolidi disegnati da Adrian Newey. La Ferrari sta infatti provando a rispondere: a completare il podio è proprio una Rossa, stavolta quella di un Charles Leclerc che all’ultimo giro si toglie anche lo sfizio di stampare il giro veloce. Per SuperMax è il primo punto perso dell’anno: il sospetto è che per un po’ sarà questo l’ultimo conteggio che lo riguarda che ci si potrà permettere.
Ma a Maranello non è questo l’unico motivo per sorridere, nonostante le altrui egemonie. Innanzitutto, il vantaggio sulle rivali Mercedes, McLaren e sul mai domo Alonso appare sempre più consolidato. Poi è impossibile non soffermarsi sul magico weekend di Bearman, splendido 7° in un GP che ha saputo di dover correre solo il giorno prima. Concentrazione, qualità, talento e soprattutto punti: mai un pilota del Cavallino ne aveva conquistati all’esordio assoluto in F1 dai tempi di Arturo Merzario, nel 1972. E in due solamente ci erano riusciti a un’età più giovane: Lance Stroll e, guarda caso, Max Verstappen. Entrambi, però, ampiamente aiutati nella precoce esplosione dalle rispettive provenienze familiari.
Bearman, classe 2005, certifica la grande crescita della Ferrari Driver Academy (da cui peraltro proviene anche lo stesso Leclerc). Mai prima d’ora il Cavallino aveva mandato contemporaneamente in pista due prodotti della sua cantera, e la sensazione è che possa succedere sempre più spesso. Intanto la MotoGP si spella le mani per Pedro Acosta, classe 2004: già campione Moto3 e Moto2, al debutto nella classe regina è lui a meritarsi buona parte dell’attenzione della regia internazionale per una gara che lo aveva visto addirittura artigliare il quarto posto a Marc Marquez in persona. Il finale è in calando, con la sua KTM che termina nona. Ma classe e coraggio non mancano: il motorsport sappia che «i ragazzi terribili» stanno arrivando.

Credito fotografico: Ducati, redbullcontentpool

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