Vedi alla voce metano. Nello studio delle emissioni che aumentano l’effetto serra il metano, la cui molecola ha un potere riscaldante 85 volte maggiore di quella della CO₂, ha oggi un ruolo da osservato speciale. Ma la consapevolezza della gravità della situazione è cresciuta progressivamente nei decenni, grazie a figure come quella di Manfredi Caltagirone, un ricercatore italiano al quale l’Unep quest’anno ha assegnato uno dei cinque premi Champions of the Earth. È la più alta onorificenza ambientale delle Nazioni Unite, e celebra chi fornisce soluzioni importanti nei settori in cui operano. I vincitori di quest’anno, annunciati a margine della settima sessione dell’Assemblea delle Nazioni Unite per l’ambiente, stanno affrontando alcune delle sfide più urgenti del nostro tempo: giustizia climatica, emissioni di metano, raffreddamento sostenibile, edifici resilienti e conservazione delle foreste.
Manfredi Caltagirone, scomparso questa primavera a meno di 50 anni per un tumore al pancreas, era il dell’Osservatorio internazionale sulle emissioni di metano dell’Unep e si è battuto per la trasparenza e per un approccio scientifico alla questione del metano, influenzando la prima normativa dell’UE sulle emissioni di metano e plasmando la politica energetica globale.
“Specialista del clima di grande talento e determinato a fare davvero la differenza”, osserva Inger Andersen, direttore esecutivo di Unep, “Manfredi aveva capito che un’azione urgente su priorità critiche come il metano poteva essere determinante per un mondo più sicuro. In qualità di responsabile dell’Osservatorio internazionale sulle emissioni di metano e del Sistema di allerta e risposta al metano dell’Unep, Manfredi ha creato una comunità di partner che hanno promosso soluzioni in settori difficili e complessi. Ci manca molto”.
Quelli della sua squadra lo descrivono con rimpianto e affetto. “Manfredi”, ricorda Giulia Ferrini, sua vice e oggi alla guida dell’osservatorio, “era un tipo carismatico, appassionato di Roma e della Roma, grande senso dell’umorismo e grande determinazione. Era all’Unep dal 2012, dopo una partentesi al ministero dell’Ambiente italiano. Prima si era occupato di trasferimento di tecnologie energetiche pulite per ridurre le emissioni climalteranti, poi è passato ai gas serra diversi dalla CO₂, tra cui il metano. È sempre stato un uomo determinato, che aveva una forte motivazione ideale con la quale spronava i suoi colleghi. Ci ricordava spesso quanto poco tempo mancava al 2030 quando c’era la scadenza del metanepledge, l’impegno preso a Cop 26 da 156 Paesi di ridurre le emissioni di metano del 30%”.
“Abbiamo iniziato a lavorare assieme 10 anni fa”, continua la sua vice, “e i passi in avanti sono stati tanti, lui ha capito che era importante lavorare con il settore oil and gas per ridurre le emissioni e così nel 2021, grazie alla decisiva spinta della Commissione Europea che l’ha finanziato, si è concretizzato un suo sogno: è nato un osservatorio, l’Imeo, che ora conta 80 esperti, ha rapporti con 150 compagnie petrolifere mondiali e conta su una rete di sensori anche satellitari che ha permesso di avere un quadro molto più preciso delle emissioni di metano”.
Nel 2013 era un argomento molto di nicchia, e le stesse grandi aziende sottovalutavano il problema anche da un punto di vista economico: ridurre le emissioni fuggitive metano significa anche evitare la dispersione di una risorsa economica, oltre che fare una azione preziosa per la lotta ai cambiamenti climatici. “Ci dicevano”, ricorda Ferrini, “ma veramente stiamo perdendo tutti questi soldi? Era così. Gli facevamo vedere i dati e loro capivano che era loro interesse intervenire”. E capivano perché mentre i report classici si basavano su stime, il team di Manfredi Caltagirone, un team all’inizio di poche persone, lavorava e lavora con misurazioni reali: era quindi molto più credibile. “Noi”, spiega Giulia Ferrini, “mandavamo e ancor più mandiamo oggi team di ricercatori sul campo, sorgente per sorgente, e loro fanno misurazioni per capire la magnitudo del problema, che abbiamo così visto essere ben maggiore dell’atteso: ogni volta che misuriamo troviamo sempre molte più emissioni del previsto, diciamo da tre a otto volte di più”.
“Manfredi”, chiosa Ferrini, “ha capito prima di altri che una efficace riduzione delle emissioni di metano è la più grande opportunità di azione rapida per ridurre il riscaldamento globale. Abbiamo fornito ai decisori politici e agli scienziati climatici dei dati molto più precisi. Tutto questo lavoro è servito anche alla stesura della normativa europea sul metano sulla base della quale dal 2027 chi vorrà esportare gas in Ue dovrà conformarsi a regole più stringenti. Ovviamente, non è solo merito suo, è stato uno sforzo collettivo, ma una fetta del merito va anche a lui. Per questo il premio è più che meritato”.
Ma Manfredi ai premi, specie alla memoria, avrebbe preferito risultati sul campo. “L’Unep”, promette Inger Andersen, la direttrice esecutiva dell’Agenzia, “onorerà la sua eredità continuando a promuovere una rapida riduzione delle emissioni di metano”. Ed è questo quel che più conta (al pari dello scudetto alla Roma, dicono i collaboratori di Manfredi, che la sua ironia hanno fatto propria).
