14 Gennaio 2026
/ 14.01.2026

Il tesoro genetico del Brasile: cosa raccontano i supercentenari sulla longevità

Secoli di incroci tra popolazioni indigene, africane, europee hanno creato una varietà genetica enorme. Il loro DNA contiene varianti rare, spesso assenti nei grandi database internazionali, che potrebbero essere collegate a meccanismi di protezione contro le malattie legate all’età

C’è un Paese che non compare nelle mappe classiche delle “zone blu” (le aree del mondo dove la popolazione vive più a lungo della media), ma che sta diventando un punto di riferimento per chi studia l’invecchiamento estremo. È il Brasile, dove un numero sorprendente di persone ha superato i 110 anni e dove la ricerca scientifica sta scoprendo un patrimonio genetico fuori dal comune. Non si tratta solo di età da record, ma di un insieme di caratteristiche biologiche che aiutano a capire come si possa arrivare molto avanti negli anni mantenendo una buona qualità della vita.

Il Brasile è uno dei Paesi più geneticamente diversi al mondo. Secoli di incroci tra popolazioni indigene, africane, europee hanno creato una varietà genetica enorme, in parte ancora poco esplorata dalla scienza. Proprio questa diversità rende i supercentenari brasiliani particolarmente interessanti: il loro dna contiene varianti rare, spesso assenti nei grandi database internazionali, che potrebbero essere collegate a meccanismi di protezione contro le malattie legate all’età.

Quello che colpisce i ricercatori non è solo quanto a lungo queste persone vivono, ma come vivono. Molti supercentenari brasiliani conservano una sorprendente lucidità mentale e un buon livello di autonomia, anche in contesti sociali ed economici tutt’altro che privilegiati. In diversi casi la longevità sembra concentrarsi all’interno delle stesse famiglie, suggerendo che il fattore genetico abbia un peso importante, pur intrecciandosi con stili di vita sobri e reti sociali solide.

Dal punto di vista biologico, gli organismi di questi centenari mostrano segnali di una notevole resilienza. Il sistema immunitario, per esempio, appare più efficiente rispetto a quello di persone molto più giovani, mentre alcuni processi cellulari legati alla “manutenzione” del corpo restano attivi più a lungo. È come se l’invecchiamento, in questi individui, procedesse a un ritmo diverso, più lento, capace di tenere a bada episodi di infiammazione e degenerazione.

Studiare questi uomini e queste donne serve a capire come invecchiare meglio. Le informazioni che emergono dal loro patrimonio genetico potrebbero aiutare a individuare nuovi bersagli per la prevenzione e la cura delle malattie croniche, offrendo benefici potenziali a tutta la popolazione. La longevità non è infatti solo una questione di anni vissuti, ma di equilibrio tra genetica, ambiente e capacità del corpo di adattarsi. E in questo equilibrio la diversità può essere una risorsa preziosa.

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