16 Gennaio 2026
/ 16.01.2026

Vimodrone, la bonifica dell’ex discarica entra finalmente nel vivo

La discarica è rimasta attiva fino agli anni Ottanta, poi chiusa senza una vera messa in sicurezza, lasciando in eredità contaminazioni da metalli pesanti e composti chimici

Dopo decenni di attese, rinvii e carte bollate, a Vimodrone la bonifica dell’area Nova Elfe, l’ex discarica Eca, è diventata finalmente un fatto concreto. Nei giorni scorsi istituzioni locali e regionali hanno effettuato un sopralluogo nel cantiere che segna l’avvio operativo di un intervento atteso da oltre quarant’anni, uno di quei casi in cui il passato pesa a lungo sul presente.

L’area si trova lungo l’asse che collega Vimodrone a Cologno Monzese, in una zona strategica dal punto di vista urbano e ambientale. Qui, a partire dagli anni Quaranta, una vecchia cava è stata progressivamente trasformata in discarica, accumulando rifiuti e inquinanti che hanno compromesso suolo e sottosuolo. La discarica è rimasta attiva fino agli anni Ottanta, poi chiusa senza una vera messa in sicurezza, lasciando in eredità contaminazioni da metalli pesanti e composti chimici che hanno reso impossibile qualsiasi riutilizzo dell’area.

Un limbo amministrativo

Per anni il problema è rimasto bloccato in un limbo amministrativo, tra responsabilità difficili da attribuire e costi troppo elevati per un Comune di dimensioni medio-piccole. La svolta è arrivata quando il sito è stato riconosciuto come “sito orfano”, cioè un’area contaminata priva di un soggetto responsabile in grado di sostenere la bonifica. Questo passaggio ha aperto la strada all’intervento pubblico, con il coinvolgimento diretto della Regione Lombardia e l’accesso alle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Il progetto complessivo vale oltre dieci milioni di euro e rientra in un piano più ampio che punta a risanare numerosi siti orfani sparsi sul territorio lombardo. Sul campo i lavori sono già iniziati: prima la pulizia e la messa in sicurezza dell’area, poi la rimodellazione del terreno, l’installazione di barriere protettive e sistemi di drenaggio per impedire la dispersione degli inquinanti. L’obiettivo è isolare definitivamente le zone contaminate e garantire la sicurezza ambientale nel lungo periodo.

Ferite che possono essere risanate

La tabella di marcia guarda al 2026 come orizzonte per la conclusione dell’intervento, in linea con i tempi imposti dai finanziamenti europei. Una scadenza che pesa, ma che questa volta sembra accompagnata da una volontà politica chiara e da un cantiere che procede davvero, non solo sulla carta.

La bonifica dell’ex discarica di Vimodrone non è solo un’operazione tecnica. È anche un segnale: dimostra che le ferite ambientali del passato possono essere affrontate, seppure con ritardi imbarazzanti, e che aree considerate perse possono tornare a essere una risorsa per la comunità. La sfida, una volta chiusi i lavori, sarà decidere cosa diventerà questo spazio: verde pubblico, area di compensazione ambientale, o qualcosa di nuovo capace di ricucire il rapporto tra città e territorio. È ora di ripartire.

CONDIVIDI

Continua a leggere