Chi ha avuto la sensazione che l’influenza di quest’anno sia più aggressiva del normale non se lo sta immaginando. In diversi Paesi dell’emisfero nord la stagione influenzale è partita prima del previsto e con un’intensità superiore alla media, mettendo sotto pressione ambulatori e ospedali e colpendo in modo trasversale fasce d’età diverse, non solo anziani e persone fragili.
Secondo le analisi pubblicate da Nature, una delle chiavi per capire cosa sta succedendo è l’evoluzione del virus dell’influenza A, in particolare del ceppo H3N2. Non si tratta di un virus completamente nuovo, ma di una sua “ramificazione” genetica che negli ultimi anni era rimasta in secondo piano e che ora è tornata a circolare con forza.
Una nuova versione del virus
Il punto è proprio questo: molte persone avevano sviluppato un’immunità basata sull’esposizione a ceppi dominanti nelle stagioni precedenti, ma questa nuova versione del virus è sufficientemente diversa da riuscire a eludere in parte quelle difese. Il risultato è una popolazione che, pur avendo incontrato l’influenza più volte in passato o essendosi vaccinata, si ritrova meno protetta di quanto si potrebbe pensare.
A complicare il quadro c’è anche la tempistica. L’ondata influenzale è arrivata in anticipo rispetto agli ultimi anni, cogliendo impreparati sia i sistemi sanitari sia molte persone che avevano rimandato la vaccinazione o contavano su un’immunità residua. Quando il virus comincia a circolare prima, trova un numero maggiore di individui suscettibili e riesce a diffondersi più rapidamente.
I vari fattori
Gli esperti sottolineano che non c’è un unico fattore responsabile. La maggiore intensità dell’influenza sembra essere il risultato di una combinazione: cambiamenti genetici del virus, riduzione dell’immunità efficace nella popolazione e una circolazione iniziata prima del consueto. Un mix che spiega perché i sintomi appaiano più diffusi e, in alcuni casi, più severi.
Capire meglio questi meccanismi non è solo un esercizio accademico. Serve a migliorare la previsione delle future stagioni influenzali e a rendere più mirata la composizione dei vaccini. L’influenza, insomma, continua a ricordarci che non è mai davvero la stessa di un anno prima, e sottovalutarla resta il modo più sicuro per farsi sorprendere.
