Le ondate di calore marine stanno diventando una costante negli oceani di tutto il mondo. Periodi sempre più lunghi in cui la temperatura dell’acqua resta ben al di sopra della media stanno alterando gli equilibri degli ecosistemi e mettendo alla prova specie abituate a condizioni relativamente stabili. Capire come e quando i pesci reagiscono a questi shock termici è fondamentale, non solo per la scienza ma anche per la gestione della pesca.
A fare luce su questo tema è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences, che ha scelto una strada poco convenzionale: seguire i movimenti dei pescherecci commerciali per ricostruire quelli dei pesci. Analizzando oltre dieci anni di dati di tracciamento satellitare delle flotte attive lungo la costa pacifica degli Stati Uniti, i ricercatori hanno messo in relazione le rotte delle imbarcazioni con le ondate di calore marine e con la distribuzione di specie come il tonno.
Le zone di pesca si spostano
Lo studio parte dal presupposto che i pescherecci non si muovono a caso. Vanno dove c’è pesce e dove le condizioni rendono la pesca possibile e conveniente. Quando le aree di attività delle flotte cambiano rapidamente e in modo coordinato, è molto probabile che sotto la superficie stia succedendo qualcosa di rilevante. Ed è esattamente ciò che emerge durante alcune ondate di calore, quando le zone di pesca si spostano verso nord o verso acque più profonde, seguendo i pesci in fuga da temperature troppo elevate.
Lo studio mostra però anche un aspetto meno intuitivo. Il riscaldamento del mare non provoca sempre una migrazione immediata. In diversi casi, nonostante temperature anomale, i pesci restano nelle stesse aree. Questo indica che la temperatura è solo uno dei fattori che guidano la distribuzione delle specie: disponibilità di cibo, correnti oceaniche e caratteristiche ecologiche locali possono contare quanto, se non più, del caldo stesso.
Segnali di cambiamento
Uno dei risultati più interessanti riguarda il valore dei dati della pesca come strumento di osservazione ambientale. A differenza delle campagne scientifiche tradizionali, che richiedono tempo e risorse ingenti, i dati dei pescherecci sono continui e quasi in tempo reale. Usarli significa poter intercettare rapidamente i segnali di cambiamento degli ecosistemi marini, trasformando l’attività di pesca in una sorta di sistema di allerta precoce.
Se specie chiave come i tonni iniziano a modificare le proprie abitudini spaziali in risposta alle ondate di calore, significa che il riscaldamento degli oceani non è più un problema futuro, ma un fattore che sta già ridisegnando le mappe della vita marina. E seguire le tracce lasciate dai pescherecci può aiutare a capiredove sta andando questo cambiamento.
