La transizione ecologica rischia di rimanere uno slogan se non è accompagnata da modelli organizzativi capaci di tradurre i principi in risultati misurabili. In questo scenario, il ruolo delle organizzazioni consortili si conferma centrale, soprattutto in un Paese come l’Italia che ha fatto dello “stare insieme” un pilastro della propria politica ambientale.
Per Michele Zilla, presidente di Consorzi Cobat, il termine consorzio racconta un’idea precisa di condivisione di obiettivi, responsabilità e strumenti: è proprio questa dimensione a rendere possibile una transizione ecologica effettiva. “Raggiungere obiettivi ambiziosi come la sostenibilità ambientale è impensabile senza mettere insieme tutte le forze in campo”, spiega. Il modello consortile italiano, in particolare, si distingue perché non coinvolge una sola categoria, ma l’intera filiera di riferimento: produttori, importatori, operatori e riciclatori condividono lo stesso sistema e la stessa visione.
È su questa base che Consorzi Cobat ha sviluppato un approccio multifiliera, capace di gestire flussi di rifiuti profondamente diversi tra loro. Dalle batterie ai moduli fotovoltaici, fino al tessile, l’obiettivo resta invariato: trasformare ciò che nasce come rifiuto in una risorsa, inserendolo in circuiti industriali in grado di recuperare materie prime e ridurre il ricorso a quelle vergini.
La cornice normativa che rende possibile questa evoluzione è la Responsabilità Estesa del Produttore (EPR), diventata ormai il filo conduttore delle politiche ambientali europee. Non si tratta più di un meccanismo applicato a singole categorie di prodotto, ma di un principio trasversale che coinvolge oggetti complessi, composti da più materiali, sottoposti a obblighi diversi. Un’automobile, ad esempio, non è più riconducibile a una sola filiera: al suo interno convivono batterie, imballaggi, componenti elettronici e materiali che richiedono risposte coordinate.
È qui che il modello multifiliera mostra la sua forza. Offrire al produttore un’unica risposta organizzativa ed economica significa semplificare la gestione, ottimizzare i costi e garantire coerenza operativa. Il sistema Cobat, spiega Zilla, risponde ai diversi obblighi con una visione unitaria, pur indirizzando ogni singola categoria merceologia verso il percorso di riciclo più efficace.
Il risultato è un utilizzo pieno degli strumenti messi a disposizione dall’Europa: l’EPR non come vincolo burocratico, ma come leva industriale. In questa prospettiva, la sostenibilità smette di essere un adempimento formale e diventa un fattore strutturale di organizzazione delle filiere, capace di generare valore ambientale ed economico. Un passaggio necessario per trasformare l’economia circolare da obiettivo dichiarato a pratica quotidiana.
