30 Gennaio 2026
/ 30.01.2026

Ex Mercati Generali, il tempo dell’attesa è finito

Dopo più di due decenni di immobilismo, l’intervento di rigenerazione urbana sembra finalmente sbloccato. Il progetto prevede una “Città dei giovani”, con uno studentato di grandi dimensioni, spazi pubblici, servizi e nuove funzioni urbane

Per oltre vent’anni gli ex Mercati Generali sono rimasti lì, sospesi tra passato e futuro. Un’enorme area dismessa nel quadrante Ostiense-Testaccio, a pochi minuti dal centro storico, chiusa nel 2002 e mai restituita alla città. Nel frattempo Roma è cambiata, sono cambiate le esigenze abitative, il clima urbano è diventato più fragile e la rigenerazione degli spazi dismessi è passata da slogan a necessità concreta. Oggila città ha bisogno di una cosa sola: far partire finalmente i lavori.

La storia dell’area è emblematica delle difficoltà nel trasformare i vuoti urbani. Dal progetto firmato nei primi anni Duemila da Rem Koolhaas sotto la giunta Veltroni, alle successive revisioni, rinvii, contenziosi e ripartenze, gli ex Mercati Generali sono diventati un simbolo dell’immobilismo. Ogni amministrazione ha promesso una svolta, ma il risultato è stato un lungo limbo, con edifici che si degradavano e un quartiere costretto a convivere con un grande recinto inutilizzato.

Un grande studentato

Con l’attuale amministrazione si è arrivati a un nuovo passaggio decisivo: una convenzione aggiornata che dovrebbe sbloccare l’intervento e portare alla realizzazione della cosiddetta “Città dei giovani“, con uno studentato di grandi dimensioni, spazi pubblici, servizi e nuove funzioni urbane. L’investimento previsto è rilevante e il cronoprogramma, almeno sulla carta, indica l’avvio dei cantieri nei prossimi anni. Dopo due decenni, il primo obiettivo è l’uscita dall’eterno rinvio.

Dal punto di vista ambientale, la posta in gioco è alta. L’area, lasciata a se stessa per anni, ha sviluppato una vegetazione spontanea che oggi svolge una funzione ecologica non trascurabile: abbassa le temperature locali, assorbe acqua piovana, offre un minimo di continuità verde in un quadrante densamente costruito. Questo patrimonio non può essere ignorato né cancellato in nome di una rigenerazione che replichi modelli del passato. Avviare i lavori non significa aumentare il cemento, ma governare la trasformazione con criteri climatici e ambientali aggiornati.

La qualità degli spazi verdi

Il progetto prevede una quota significativa di spazi aperti e aree verdi, ma sarà la qualità di questi spazi a fare la differenza. Non basta “lasciare del verde” nei rendering: servono suolo permeabile, alberature vere, connessioni con il sistema ecologico dell’Ostiense e dell’asse dell’Almone, materiali e soluzioni capaci di ridurre l’impatto climatico degli edifici. Una rigenerazione che non tenga conto di questi aspetti rischia di perdere un’occasione storica.

Accanto al tema ambientale resta quello sociale. Lo studentato può rispondere a un bisogno reale, in una città dove l’emergenza abitativa colpisce in particolare studenti e giovani lavoratori. Ma il progetto per funzionare dovrà evitare l’effetto enclave e integrarsi nel quartiere, offrendo spazi pubblici accessibili e non solo funzioni private mascherate da interesse generale.

Le critiche dei comitati e dei residenti non vanno archiviate come un fastidio. Trasparenza, chiarezza sulle volumetrie, garanzie sul verde e sull’uso pubblico degli spazi sono condizioni essenziali per costruire consenso e ridurre il conflitto. Ma anche l’attesa infinita ha un costo ambientale e urbano: ogni anno di rinvio significa degrado e pressione crescente su altre aree della città.

Gli ex Mercati Generali rappresentano una scelta di fondo per Roma: continuare a rimandare, oppure dimostrare che la rigenerazione urbana può essere concreta, governata e orientata all’interesse pubblico. Ora la vera sfida è aprire i cantieri, farli bene e farli partire davvero. Dopo vent’anni, Roma non può più permettersi di aspettare.

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