La giustizia climatica torna a bussare alla porta dei governi. Un tribunale dell’Aia ha stabilito che i Paesi Bassi non stanno facendo abbastanza per allinearsi all’obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro 1,5 °C e, soprattutto, per proteggere Bonaire, isola caraibica sotto sovranità olandese esposta in prima linea agli impatti della crisi climatica. Il verdetto arriva al termine di un ricorso promosso da residenti dell’isola insieme a Greenpeace Nederland, e segna un passaggio politico e giuridico non banale.
Al centro della decisione c’è un principio chiaro: la lotta al cambiamento climatico non è solo una questione di target e politiche industriali, ma riguarda la tutela concreta dei diritti delle persone. Secondo i giudici, l’azione del governo olandese è risultata insufficiente sia sul fronte della mitigazione delle emissioni sia su quello dell’adattamento, con un divario evidente tra le misure adottate nei Paesi Bassi europei e quelle riservate a Bonaire. Un trattamento che, a parità di cittadinanza, non regge alla prova dei diritti fondamentali.
Un laboratorio involontario degli effetti del riscaldamento globale
Bonaire è un laboratorio involontario degli effetti del riscaldamento globale. L’innalzamento del livello del mare, le ondate di calore sempre più intense e il deterioramento delle barriere coralline mettono sotto pressione l’economia locale, la sicurezza alimentare e la salute. Eppure, ha osservato la Corte, le politiche di protezione sono arrivate tardi e in modo frammentario, nonostante da anni la scienza segnali che i territori insulari sono tra i più vulnerabili. I rapporti dell’IPCC non lasciano spazio a dubbi, e ignorarli non è più considerabile una scelta neutra.
La sentenza non entra nel merito degli strumenti da adottare, ma fissa paletti stringenti. Il governo dovrà rafforzare i propri obiettivi climatici rendendoli coerenti con l’Accordo di Parigi, includendo anche settori spesso lasciati ai margini come aviazione e navigazione, e dovrà predisporre un piano di adattamento credibile e tempestivo per Bonaire. La discrezionalità politica resta, ma non può trasformarsi in inerzia quando sono in gioco diritti e sicurezza.
Un verdetto da tradurre in politiche concrete
Il pronunciamento si inserisce in una traiettoria già nota alla storia giudiziaria olandese, che in passato ha visto i tribunali imporre accelerazioni sulle politiche climatiche. Qui, però, il salto è ulteriore: il nesso tra clima e non discriminazione viene messo nero su bianco, riconoscendo che le periferie geografiche non possono diventare periferie dei diritti. È un messaggio che parla anche oltre i confini nazionali, in un’Europa dove territori d’oltremare e comunità vulnerabili condividono rischi simili.
Resta ora la prova dei fatti. L’esecutivo dell’Aia dovrà tradurre il verdetto in politiche efficaci, superando resistenze e complessità tecniche. La sentenza, però, ha già prodotto un effetto politico: ricorda che il tempo delle promesse vaghe è finito. Sul clima, i giudici stanno dicendo ai governi quello che la scienza ripete da anni: non basta dichiararsi virtuosi, bisogna proteggere davvero chi è più esposto. E farlo in fretta.
