Per anni il calore industriale è rimasto ai margini del racconto sulla transizione energetica. Meno visibile della produzione elettrica, più difficile da riconvertire, pesa però in modo decisivo sul bilancio climatico globale. Circa un quinto dell’energia consumata nel mondo serve a generare calore per l’industria, e gran parte di questo fabbisogno viene ancora coperto bruciando petrolio e gas. In Finlandia, un esperimento appena avviato prova a cambiare il quadro partendo da un materiale insospettabile: la sabbia.
Un passaggio obbligato
Il vapore è una risorsa essenziale per numerosi settori, dalla trasformazione alimentare alla chimica. Le linee produttive richiedono temperature elevate e continuità di esercizio, condizioni che rendono complessa l’elettrificazione diretta. Le fonti rinnovabili faticano a garantire un apporto costante durante tutto l’anno.
Circa l’80% del calore utilizzato oggi nelle fabbriche proviene ancora da combustibili fossili. Un dato che spiega perché il settore venga considerato uno dei passaggi obbligati per centrare gli obiettivi climatici europei, che prevedono un taglio drastico delle emissioni entro il 2040.
L’accumulo termico come ponte
La startup finlandese TheStorage ha scelto di intervenire su questo squilibrio puntando sull’accumulo. Il principio è quello di sfruttare l’elettricità rinnovabile quando è disponibile e a basso costo, trasformandola in calore ad alta temperatura e conservandola per un uso successivo. Il mezzo di accumulo è la sabbia comune, contenuta in due silos isolati.
Il processo prevede che la sabbia fredda venga riscaldata elettricamente fino a circa 800 gradi e poi trasferita in un silo caldo, dove l’energia resta immagazzinata. Quando l’industria ha bisogno di calore, il materiale viene fatto circolare attraverso uno scambiatore che produce vapore o olio termico. Secondo l’azienda, questo sistema consente un trasferimento di calore molto più efficiente rispetto alle soluzioni statiche tradizionali.
“Le aziende volevano decarbonizzare da anni, ma non esistevano soluzioni praticabili”, ha dichiarato Timo Siukkola, amministratore delegato di TheStorage, spiegando che l’obiettivo è rendere il calore rinnovabile affidabile anche dal punto di vista economico.
Dal laboratorio alla fabbrica
Nel gennaio 2026 il sistema è entrato in funzione in un birrificio finlandese, primo sito pilota su scala industriale. I risultati attesi sono ambiziosi: riduzione dei costi energetici fino al 70% e taglio delle emissioni di carbonio che potrebbe arrivare al 90%. Numeri che, se confermati da un utilizzo prolungato, renderebbero l’accumulo termico a sabbia una soluzione interessante per molte realtà manifatturiere.
Resta da capire quanto il modello sia replicabile in contesti diversi e con carichi produttivi più complessi. Intanto, l’esperimento finlandese riporta l’attenzione su un tema spesso trascurato: senza intervenire sul calore industriale, la transizione rischia di fermarsi a metà strada. In questo scenario, anche materiali semplici possono diventare strumenti strategici.
