6 Febbraio 2026
/ 6.02.2026

Inquinamento dell’aria, migliaia di morti evitabili

L’inquinamento atmosferico è oggi il principale rischio ambientale per la salute in Europa e in Italia. Secondo l’OMS, ogni anno oltresettemilioni di persone muoiono nel mondo a causa dell’aria inquinata

C’è un nuovo termometro della nostra aria, e non porta buonenotizie. Il rapporto elaborato da ISDE Italia, Kyoto Club e Clean Cities offre la fotografia più dettagliata finora delle concentrazioni di PM2,5, PM10 e NO2 in 27 città italiane, incrociando i dati giornalieri con i futuri limiti europei della Direttiva 2024/2881 e con le Linee guida dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il quadro è netto: in molte aree urbane non si rispettano neppure i limiti attuali, mentre la distanza dagli standard più severi è ancora ampia.

La metodologia è semplice e trasparente: 57 stazioni di monitoraggio, confronto con il tetto UE che dal 2030 diventerà più stringente e con le soglie OMS del 2021. I risultati, però, non ammettono interpretazioni rassicuranti. Sul PM2,5, l’inquinante più pericoloso per la salute, le medie annue 2025 toccano 22 µg/m³ a Milano e 20 a Torino e Padova, quasi il doppio del futuro limite europeo (10) e quattro volte quello OMS (5). Ancora più eloquenti i superamenti giornalieri: contro un massimo UE di 18 giorni sopra 25 µg/m³, Milano arriva a 206 (Torino 106, Padova 103). Rapportati alla soglia OMS – solo 4 giornioltre 15 µg/m³ – gli scarti diventano abissali: Milano di nuovo a 206, Torino 173, Padova 165.

Anche il biossido di azoto oltre I limiti

Il biossido di azoto racconta una storia simile, con una geografia che mette in evidenza le città portuali. L’NO2 supera il limite giornaliero OMS per almeno metà dei giorni dell’anno in tutte le città analizzate, con picchi di 356 giorni a Palermo, 351 a Catania e 333 a Genova. Anche Roma, Torino e Milano restano oltre soglia quasi tutto l’anno (rispettivamente 317, 293 e 290 giorni). Se siguarda al nuovo tetto UE – 18 giorni di sforamento consentiti – Napoli ne totalizza 197, Palermo 173 e Genova 100. Le medie annue confermano la criticità: Napoli 51 µg/m³, Palermo 49 e Genova 42, tutte sopra l’attuale valore limite di legge (40) e ben al di sopra della raccomandazione OMS (10).

Sul PM10, il responso è uniforme: tutte le città superano la media annuale massima suggerita dall’OMS e accumulano più giorni oltre i 45 µg/m³ del consigliato. Palermo guida la classifica con 100 giorni, seguita da Milano (94) e Napoli (86). Sono numeri che si riflettono direttamente sulla salute.

O meglio, sulle morti per inquinamento. Nonostante un calo significativo negli ultimi due decenni (-43,4%), l’inquinamento dell’aria continua a uccidere nelle nostre città. Un decesso per cause non traumatiche su 12 nelle 27 città dello studio è attribuibile all’inquinamento da PM2,5: l’8%, ovvero quasi settemila persone su circa otto milioni di abitanti. Il dato varia da città a città: a Milano una morte non traumatica su sette è attribuibile agli sforamenti del PM2,5. I dati confermano le stime dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, per la quale circa una morte su quindici in Italia è attribuibile a livelli elevati di PM2,5 (43,083).

Il principale rischio ambientale

L’inquinamento atmosferico è oggi il principale rischio ambientale per la salute in Europa e in Italia. È associato a un aumento di patologie respiratorie, cardiovascolari, metaboliche e neurologiche, con effetti negativi anche sulla salute riproduttiva e sullo sviluppo infantile. Secondo l’OMS, ogni anno oltre sette milioni di persone muoiono prematuramente nel mondo a causa dell’aria inquinata; in Italia si stimano decine di migliaia di decessi evitabili.

Le fonti principali restano note: combustibili fossili per riscaldamento domestico, traffico su strada e trasporto marittimo. Il rapporto sottolinea che senza una decisa elettrificazione dei veicoli, dei sistemi di riscaldamento e delle navi a corto raggio difficilmente si rientrerà nei nuovi limiti UE, e ancormeno nelle soglie OMS. Al ritmo attuale, la piena conformità ai paletti del 2030 potrebbe richiedere altri due decenni, con un allineamento ai valori OMS che slitterebbe verso la metà del secolo.

Bisogna intervenire su traffico, riscaldamento e organizzazione urbana

La nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria, pubblicata a fine 2024 e da recepire entro il 2026, avvicina gli standard normativi alle raccomandazioni scientifiche. Per i promotori dello studio, però, attendere l’ultimo miglio significherebbe accettare anni di malattie e morti evitabili. “L’inquinamento atmosferico nelle città italiane è un’emergenza sanitaria strutturale”, osserva Roberto Romizi, presidente di ISDE Italia. “Rimandare politiche efficaci equivale a tollerare un carico prevenibile di patologie e decessi”. Sulla stessa linea Paolo Bortolotti, responsabile del progetto Cambiamo Aria: “ì”I nuovi standard UE sono il minimo per proteggere la salute. Senza interventi strutturali su traffico, riscaldamento e organizzazione urbana resteranno fuori portata”.

Le richieste avanzate vanno in questa direzione: recepimento rapido e attuazione piena della Direttiva 2024/2881, aggiornamento del Piano nazionale per la qualità dell’aria e dei piani regionali, investimenti su trasporto pubblico e mobilità attiva, efficienza energetica degli edifici, elettrificazione e rinnovabili, insieme a una riduzione sostanziale del traffico privato e delle emissioni nei porti. Perché l’aria pulita non è uno slogan: è un obiettivo misurabile, con costi e benefici altrettanto misurabili, che incide sulla vita quotidiana di milioni di persone.

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