Siamo entrati nell’era dell’elettricità, “the Age of Electricity” come si legge nel rapporto Iea (International Energy Agency) appena uscito (Electricity 2026). Dietro questa definizione ci sono numeri, trend, investimenti di grande consistenza. Ma questa volta la galoppata delle cifre, pur impressionante, non basta a restituire l’impatto epocale di quello che avvenendo: l’espressione the Age of Electricity restituisce meglio il senso epocale del mutamento in corso. Siamo nel mezzo di una trasformazione ampia del sistema produttivo e del modo di organizzare le città, gli spostamenti, la vita quotidiana. Cambiamento tecnologico e cambiamento culturale s’intrecciano producendo nuove abitudini che crescono sotto i nostri occhi.
Cogliere la dimensione di questa sfida vuol dire avere più possibilità di influenzarla: la rivoluzione energetica è in atto, ma possiamo orientarne lo sviluppo in un senso o in altro. Approfittare della diffusione delle rinnovabili per creare un modello energetico più decentrato, più orizzontale, più equo. Oppure bloccare le comunità energetiche e provare a ricostruire nuove gerarchie che aumentano le distanze sociali.
La rivoluzione elettrica spinge comunque con forza in direzione del decentramento produttivo dell’energia. Energia di cui ci sarà un bisogno crescente: il rapporto fotografa un sistema elettrico in profonda trasformazione, trainato da industria, mobilità elettrica, climatizzazione e dall’esplosione dei data center e dell’intelligenza artificiale.
Secondo le stime, da qui al 2030 i consumi elettrici mondiali aumenteranno in media di oltre il 3,5% l’anno. La crescita della domanda di elettricità sarà almeno due volte e mezzo più rapida di quella dell’energia nel suo complesso.
Il sorpasso delle rinnovabili
Le rinnovabili, spinte in particolare dal fotovoltaico, sono ormai sul punto di superare il carbone come principale fonte di generazione a livello globale. Nel 2025 le due fonti risultano praticamente appaiate, ma il sorpasso è ormai avviato. Anche il nucleare registra un aumento di produzione. L’elettricità da fonte non fossile supererà quella fossile entro la fine del decennio.
Il gas naturale continua comunque a crescere, soprattutto negli Stati Uniti e in Medio Oriente, dove sostituisce progressivamente petrolio e fonti più inquinanti nella generazione elettrica. Il carbone, al contrario, perde terreno e dovrebbe tornare ai livelli di produzione del 2021 entro il 2030. Il risultato è che, nonostante l’aumento della domanda, le emissioni globali di CO₂ legate alla produzione elettrica rimarranno sostanzialmente stabili nel periodo considerato dal rapporto.
Il vero nodo critico, però, non è tanto la capacità di generare elettricità, quanto quella di trasportarla e gestirla. Oggi oltre 2.500 gigawatt di nuovi progetti – tra rinnovabili, accumuli e grandi carichi come i data center – sono bloccati, restano in coda per ottenere la connessione alle reti elettriche. Un freno enorme alla transizione, che rischia di rallentare investimenti già pronti a partire.
Il rapporto sottolinea come l’ammodernamento delle reti, insieme all’uso di tecnologie che ne aumentano l’efficienza e a riforme regolatorie mirate, potrebbe sbloccare nel breve periodo fino a 1.600 gigawatt di capacità oggi “congelata”. In altre parole, usare meglio le infrastrutture esistenti è tanto importante quanto costruirne di nuove.
Più accumuli e flessibilità per un sistema che cambia
Con un mix di generazione sempre più dipendente dal meteo, la flessibilità diventa una parola chiave. Le batterie su scala industriale stanno crescendo rapidamente e già svolgono un ruolo decisivo in diversi mercati, dalla California alla Germania, dal Texas all’Australia Meridionale fino al Regno Unito. Sono loro a garantire l’equilibrio del sistema nelle ore critiche, compensando la variabilità di sole e vento.
Ma non basta. Servono reti più intelligenti, gestione attiva della domanda e mercati capaci di valorizzare la flessibilità in tutte le sue forme. Un cambiamento tecnico, ma anche politico e regolatorio.
C’è poi il tema dei prezzi. In molti Paesi il costo dell’elettricità per le famiglie è cresciuto più rapidamente dei redditi dal 2019, mentre industrie e imprese subiscono l’impatto di bollette elevate. La sfida per i governi è duplice: attrarre nuovi investimenti e, allo stesso tempo, garantire sistemi più efficienti e accessibili.
Infine, la sicurezza. Reti sempre più complesse e digitalizzate devono fare i conti con infrastrutture che invecchiano, eventi climatici estremi sempre più frequenti e nuove minacce, comprese quelle informatiche. Rafforzare la resilienza del sistema elettrico diventa quindi una priorità strategica, non solo energetica ma anche economica e sociale.
