Inizio gennaio 2026: termometri a -10 °C in Val Padana, punte di -17 °C in Toscana a 450 metri, neve in Basilicata e sul Gargano. Sui social, il solito ritornello: “E il riscaldamento globale dov’è?”. Migliaia di condivisioni, risate, meme con pupazzi di neve. Poche settimane prima, gli stessi account condividevano articoli sul 2024 come anno più caldo mai registrato. Nessuna contraddizione percepita.
Il problema non è la malafede. È che confondiamo costantemente due cose diverse: meteo e clima. E questa confusione non è innocua, perché permette a narrazioni fuorvianti di prosperare ogni volta che fa freddo.
Il meteo è quello che succede fuori dalla finestra oggi. Piove? C’è sole? Fa caldo o freddo? È la condizione atmosferica di un momento specifico in un luogo specifico. Domani potrebbe essere completamente diverso. Il clima è quello che succede mediamente in un luogo nel corso di decenni. È il pattern, la tendenza di lungo periodo. Non si “vede” guardando fuori dalla finestra, si misura analizzando dati raccolti in trent’anni o più.
Un’analogia aiuta: il meteo sta al clima come il tuo umore sta al tuo carattere. Puoi essere una persona generalmente allegra (carattere) e avere una giornata pessima (umore). Una giornata triste non ti rende una persona depressa. Allo stesso modo, un’ondata di freddo eccezionale non smentisce una tendenza climatica al riscaldamento.
Quando ha parlato con l’Adnkronos delle temperature di questi giorni, il climatologo Luca Mercalli ha definito l’episodio di freddo “un bell’episodio di normale inverno” a cui forse non siamo più abituati, precisando che “nella storia recente ne abbiamo avuto di molto peggiori” come “quello del 2012 che è stato nettamente più intenso”. Normale inverno. Non smentita del riscaldamento. Semplicemente: inverno.
Ma c’è un dettaglio che rende tutto più complicato: il riscaldamento globale non elimina il freddo. Lo rende più estremo e imprevedibile. L’Artico si scalda più velocemente del resto del Pianeta, indebolendo il vortice polare, la corrente d’aria che normalmente “imprigiona” l’aria gelida al Polo Nord. Quando si indebolisce, quest’aria può scendere molto più a sud del solito, portando ondate di gelo in posti dove normalmente non arriverebbero. Quindi sì, il riscaldamento globale può causare nevicate eccezionali.
Ecco perché gli scienziati preferiscono parlare di “cambiamento climatico” o “crisi climatica” piuttosto che di “riscaldamento globale”. Non si tratta solo di temperature medie più alte. Si tratta di un sistema climatico destabilizzato: più ondate di calore, ma anche più eventi estremi di freddo. Più siccità in alcune regioni, più alluvioni in altre. Più intensità, più variabilità, più imprevedibilità.
I dati lo confermano. L’Italia ha registrato nel 2024, l’anno più caldo mai registrato dal 1800, ,temperature medie superiori di 1,33 °C rispetto alla media del periodo 1991-2020. Il2023 era stato +1,12 °C, il 2022 +1,16 °C. Negli ultimi decenni il riscaldamento sta accelerando: quasi mezzo grado ogni dieci anni. Ma questo non significa che ogni singolo giorno sia stato più caldo. Significa che, considerando tutti i giorni dell’anno in tutte le stazioni di rilevamento, la media è aumentata. Alcune giornate sono state freddissime, altre roventi. Il trend complessivo punta verso l’alto.
La confusione tra meteo e clima è esattamente il tipo di spazio cognitivo che la disinformazione sfrutta. Ogni ondata di freddo diventa “prova” contro il cambiamento climatico. Ogni estate torrida viene liquidata con “ma fa sempre caldo d’estate”. Il trucco funziona perché il nostro cervello ragiona per esperienze immediate, non per tendenze statistiche di trent’anni.
La prossima volta che qualcuno commenta una nevicata con “e il riscaldamento globale?”, la risposta non è solo “stai confondendo meteo e clima”. È: il riscaldamento globale rende questi eventi più probabili, non meno. Il sistema climatico destabilizzato produce esattamente questo: più estremi, in entrambe le direzioni.
Guardare fuori dalla finestra oggi non ti dice nulla sul clima. Ti dice solo che tempo fa oggi, qui. Per capire il clima, devi guardare i dati. E i dati raccontano una storia molto diversa da quella che sembra suggerire un pupazzo di neve sul Gargano.
