11 Febbraio 2026
/ 11.02.2026

Disastri climatici: previsioni esatte, reazioni lente

Dove si rompe la catena tra sapere e proteggere. “Il problema non è l'accuratezza della previsione ma chi ha l'autorità di agire", spiega Ciro Borrelli, business development manager di Weathernews, la più grande società meteorologica privata al mondo

Valencia, 29 ottobre 2024, ore 7:36. L’agenzia meteorologica spagnola emette allerta rossa. Tredici ore dopo, alle 20:28, il messaggio raggiunge i telefoni dei cittadini. Nel mezzo: 232 morti, quartieri sommersi, 845.000 persone in 68 Comuni che hanno continuato la giornata normalmente. Salomé Pradas, responsabile delle emergenze per tre milioni di residenti valenciani, scopre che il sistema di allerta mobile esiste alle 20:00 di quella sera – mentre il personale la sollecita ad attivarlo e l’acqua invade le strade. Maria José Martinez, infermiera 62enne a Paiporta, fa il turno regolare senza ricevere alcun avviso. Suo figlio la chiama alle 19 chiedendole se ha visto le notizie. Lei non le ha viste. Quando raggiunge l’auto nel parcheggio sotterraneo, l’acqua scende già dalla rampa.

Quattro giorni prima, l’ambasciata giapponese in Spagna riceveva le stesse previsioni meteorologiche e avvisava i propri cittadini il 28 ottobre: evitate Valencia.

Non è la prima volta. Luglio 2021, Germania. Il servizio meteorologico prevede inondazioni catastrofiche quattro giorni prima che arrivino. Il Sistema Europeo di Allerta Inondazioni (EFAS) invia bollettini alle autorità nazionali il 10 luglio per alluvioni che colpiranno il 14. Le previsioni corrispondono esattamente a quello che accadrà. Il 35% dei residenti nelle zone colpite non riceve alcun avviso. L’85% di chi viene avvisato non si aspetta inondazioni gravi. Risultato: 196 morti, 46 miliardi di euro di danni. Lo stesso schema di Valencia.

“Quando ti rendi conto che il problema non è l’accuratezza della previsione ma chi ha l’autorità di agire?” Ciro Borrelli, business development manager di Weathernewsla più grande società meteorologica privata al mondo – ha passato anni a osservare questa frattura. I suoi clienti ricevono tutti le stesse previsioni meteorologiche europee: operatori di energia rinnovabile, autorità urbane, compagnie di trasporto marittimo. In alcuni casi la catena funziona. In altri si spezza prima ancora dell’evento. Vediamo alcuni esempi.

Quando l’allerta funziona e quando non funziona

Parco eolico onshore, area mediterranea, fase operativa. Arriva segnale meteo ad alta risoluzione: raffiche oltre soglia durante finestra di manutenzione programmata, 72 ore di anticipo, buona confidenza. Il responsabile operations&maintenance anticipa e comprime le attività, sospende i lavori prima dell’ingresso della fase critica. Quando arrivano le raffiche, nessun incidente, nessun fermo non pianificato, lavori conclusi in sicurezza. La catena ha funzionato: previsione → mandato chiaro → decisione → protezione.

Area urbana, gestione pubblica delle allerte. Rischio grandinata intensa con potenziali danni a veicoli, merci su piazzali, strutture leggere. L’evento viene previsto correttamente con anticipo sufficiente. L’allerta viene emessa ma comunicata su canali frammentati, con bassa fiducia da parte dei destinatari. Poche azioni preventive. Quando arriva la grandinata, i danni sono esattamente quelli evitabili: auto in strada, merci scoperte, strutture non messe in sicurezza. Stessa previsione accurata della scena precedente. Risultato opposto. La catena si è spezzata tra comunicazione e fiducia.

Navigazione commerciale, carico sensibile, traversata in area meteo instabile. Le previsioni meteorologiche lungo rotta segnalano mare molto formato e vento in aumento con possibili impatti su sicurezza carico e stabilità. Comunicazione chiara del rischio lungo rotta prevista. Il comandante modifica la rotta in anticipo, accetta l’allungamento viaggio. Navigazione più lunga ma sicura, carico protetto, nessun evento critico. Anche se “costa” tempo, la decisione giusta arriva perché il rischio è stato comunicato bene.

Il pattern non è tecnico. È istituzionale. Dove esiste mandato esplicito su chi decide e quando, la previsione protegge. Dove manca, diventa un numero sullo schermo mentre i danni si accumulano.

Ventidue euro contro uno

L’Europa spende ventidue euro per migliorare le previsioni meteorologiche per ogni euro speso su chi coordina le risposte: 5,4 miliardi di euro per il programma satellitare Copernicus 2021-2027 contro 240 milioni annui per il Meccanismo di Protezione Civile che coordina le risposte nazionali. EFAS invia la stessa previsione di inondazione a 38 diversi servizi meteorologici nazionali attraverso MeteoAlarm, ciascuno dei quali la traduce in livelli di allerta diversi, lingue diverse, soglie diverse prima di passarla ai governi regionali, che decidono se allertare i Comuni, che decidono se avvisare i cittadini.

Il Bangladesh ha ridotto le morti per ciclone da 300.000 nel 1970 a 26 nel 2020. Come? Migliaia di rifugi anti-ciclone costruiti nelle comunità costiere, volontari locali addestrati (50% donne) che conoscono ogni famiglia del villaggio, curricula scolastici che insegnano dove evacuare quando suona l’allerta. Il sistema ha un tasso di successo dell’88% nell’allertare le popolazioni. Quando arriva il segnale meteo, le persone sanno esattamente dove andare e cosa fare.

Il Giappone ha ridotto del 97% le morti per disastri naturali dagli anni ’50 a oggi costruendo coordinamento verticale integrato: l’Agenzia Meteorologica Giapponese (JMA) trasmette attraverso J-Alert, sistema satellitare nazionale che diffonde automaticamente allerte a prefetture e comuni senza frammentazione. Responsabilità chiara a ogni livello, protocolli BOSAI (preparazione ai disastri) in ogni comunità.

I disastri meteorologici hanno causato 790 miliardi di euro di perdite in Europa dal 1980, con tre quarti di quei danni non assicurati. Munich Re calcola che ogni dollaro investito in preparazione previene fino a dieci dollari in perdite. Ricercatori che hanno esaminato i disastri meteorologici più letali di questo secolo hanno concluso che migliorare ulteriormente le previsioni “sarebbe improbabile che offrisse benefici significativi senza risolvere queste lacune nella comunicazione e nella capacità di risposta”.

La frammentazione delle responsabilità istituzionali

Dopo le inondazioni tedesche del 2021, l’Agenzia Europea dell’Ambiente ha identificato “la frammentazione delle responsabilità istituzionali e i vincoli nella condivisione dei dati” come il fallimento sistemico. Le riforme si sono concentrate su previsioni migliori e infrastrutture fisiche: modelli idrologici più accurati, barriere anti-inondazione, stazioni di monitoraggio potenziate.

Ciò che non è cambiato: chi decide quando inviare l’allerta, chi ha autorità per ordinare evacuazioni, come gli avvisi si muovono dai sistemi europei attraverso i servizi meteorologici nazionali ai governi regionali ai responsabili emergenze comunali. La struttura federale tedesca frammenta la risposta tra sedici Stati. Le comunità autonome spagnole controllano i servizi di emergenza. L’UE finanzia le previsioni ma non può decidere come le nazioni rispondono. Il gap attraversa il confine tra competenza europea (previsione meteorologica) e sovranità nazionale (risposta alle emergenze). Nessuna istituzione ha il mandato di forzare chiarezza su chi decide.

Così Salomé Pradas scopre alle 20:00 del 29 ottobre 2024 che il sistema di allerta esiste—mentre 232 persone annegano, tre anni dopo che la Germania ha dimostrato che lo schema è letale.

Per un lettore italiano, questo è il sistema in cui opera ogni città. Quando arriva un’allerta meteo sul telefono—grandinata, vento forte, rischio inondazione—la domanda diventa: mi fido? Agisco? Una previsione di inondazione per il fiume Mosa diventa tre sistemi di allerta completamente diversi attraversando Belgio, Paesi Bassi, Germania. Amsterdam affronta la stessa frammentazione di Lione o Milano.

L’ottimismo automatico – “andrà bene” – in meteorologia non è un tratto caratteriale. È una scorciatoia che può costare vite. Leggere i segnali diventa cura reciproca solo quando la catena funziona: previsione chiara, comunicazione credibile, autorità definita, azione possibile.

La prossima previsione sarà già esatta. La domanda è: chi decide di avvisarti?

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