11 Febbraio 2026
/ 11.02.2026

Decarbonizzazione e chimica verde, Maurizio Rigolio: “La transizione nasce da una visione industriale di lungo periodo”

Il Group Environmental Sustainability Manager del gruppo MAIRE racconta la nascita e lo sviluppo di NextChem, tra decarbonizzazione, chimica verde ed economia circolare

Dalla grande ingegneria internazionale alle tecnologie avanzate per la decarbonizzazione e la chimica verde: il percorso di MAIRE racconta come la transizione ecologica non sia un semplice adeguamento normativo, ma il frutto di una precisa strategia industriale. A spiegarlo, ai microfoni di Ultima Bozza, è Maurizio Rigolio, Group Environmental Sustainability Manager del gruppo, che ricostruisce la genesi e l’evoluzione di NextChem, la società del gruppo dedicata allo sviluppo di tecnologie per la transizione energetica.

“La chiave di lettura principale è la visione strategica”, spiega Rigolio. “MAIRE ha sempre avuto uno sguardo rivolto verso il futuro, cercando di trasformare l’esperienza ingegneristica accumulata negli anni in qualcosa di utile per le generazioni future”. Una visione che nel 2018 ha trovato una concreta traduzione industriale, intercettando l’opportunità offerta dalla transizione energetica: “Abbiamo capito che esisteva qualcosa oltre l’ingegneria tradizionale legata ai combustibili fossili. Da lì è nata NextChem, una sister company del gruppo dedicata proprio allo sviluppo di tecnologie per la decarbonizzazione, la chimica verde e l’economia circolare“.

In sei anni, NextChem ha conosciuto una crescita rapida, sia in termini dimensionali sia tecnologici. Oggi conta centinaia di professionisti altamente qualificati e un portafoglio di circa quindici tecnologie focalizzate sulla riduzione delle emissioni, sulla produzione di monomeri biodegradabili per plastiche compostabili e su soluzioni avanzate per la circolarità. “Siamo cresciuti sia attraverso acquisizioni strategiche, come quella di MyReplast Industries, specializzata nel riciclo meccanico, sia investendo sullo sviluppo interno di competenze e know-how”, racconta Rigolio.

Il focus dell’innovazione risiede nella capacità di coniugare chimica avanzata e sostenibilità ambientale. Le tecnologie sviluppate spaziano dalla produzione di monomeri biodegradabili, che consentono di ridurre l’impatto ambientale delle plastiche, fino ai processi di depolimerizzazione meccanica e chimica e alla gassificazione degli scarti industriali. “L’obiettivo è trasformare rifiuti e sottoprodotti in nuove risorse, riducendo drasticamente le emissioni e chiudendo i cicli produttivi”, sottolinea.

Ma la transizione non può prescindere da una rigorosa misurazione degli impatti. Per la decarbonizzazione, MAIRE si affida agli standard internazionali del GHG Protocol, che consentono di calcolare le tonnellate di CO₂ equivalente evitate. “Misuriamo le emissioni prodotte dalle nostre tecnologie e le confrontiamo con quelle delle soluzioni tradizionali che portano allo stesso prodotto finale. La differenza rappresenta il nostro contributo concreto alla riduzione dell’impatto climatico”, spiega Rigolio.

Più complesso è invece il fronte della chimica verde e della circolarità, dove le metriche non sono ancora pienamente standardizzate. “Sappiamo, ad esempio, che le nostre tecnologie per i monomeri biodegradabili contribuiscono a ridurre il problema delle microplastiche, ma oggi questo dato è ancora prevalentemente qualitativo. Stiamo sviluppando studi per quantificare in modo rigoroso questi benefici”, precisa. Anche per la circolarità, le metriche tradizionali – come la percentuale di materiale riciclato – risultano parziali: “La circolarità può assumere forme molto diverse, per questo stiamo lavorando a strumenti che consentano di misurare in modo univoco l’impatto positivo delle nostre soluzioni”.

Il quadro che emerge è quello di un’industria che non subisce la transizione ecologica, ma la governa, trasformandola in un fattore di competitività tecnologica e industriale. “Decarbonizzazione, chimica verde ed economia circolare non sono compartimenti stagni”, conclude Rigolio. “Sono tasselli di una stessa strategia, che punta a costruire un modello industriale sostenibile, capace di coniugare crescita, innovazione e tutela dell’ambiente”.

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