Roma prova a voltare pagina per la Torre dei Conti, ferita dal crollo parziale che a novembre ha scosso il cuore archeologico della città. A distanza di settimane, la fase più critica sembra alle spalle: la messa in sicurezza è stata completata e il monumento non è più considerato a rischio imminente. Un passaggio decisivo, che consente di riaprire gradualmente l’area e di rimettere in moto il progetto di recupero.
Il cedimento aveva acceso i riflettori su fragilità strutturali e ritardi accumulati negli anni. Le immagini delle macerie, nel perimetro dei Fori, avevano alimentato timori e polemiche. Oggi il quadro è diverso. I tecnici parlano di stabilità ritrovata grazie agli interventi d’emergenza: consolidamenti, verifiche statiche, protezioni temporanee. Si può tornare a programmare.
Il cantiere entra ora in una fase meno spettacolare ma più complessa. Non solo restauro conservativo, ma ripensamento degli spazi interni e delle funzioni future. L’idea è trasformare un episodio traumatico in un’occasione di valorizzazione culturale. Nel disegno che prende forma, la torre diventerà un nodo di fruizione pubblica: un percorso espositivo dedicato al Medioevo romano, una nuova area per i visitatori, servizi leggeri compatibili con il contesto archeologico compreso un punto ristoro.
Il progetto punta a raccontare una Roma meno cartolina e più stratificata, quella delle torri nobiliari, delle trasformazioni urbane, dei secoli spesso compressi tra l’antichità imperiale e il Rinascimento. Uno spazio narrativo capace di collegare archeologia, storia urbana e paesaggio.
Resta il tema delle tempistiche. Dopo lo stop forzato, l’obiettivo è riallineare il cronoprogramma senza scorciatoie. Le istituzioni parlano di ripresa dei lavori nei prossimi mesi, con l’ambizione di restituire progressivamente l’area alla città e ai flussi turistici. Un equilibrio delicato: accelerare, ma senza sacrificare qualità e sicurezza.
La riapertura parziale della viabilità attorno ai Fori rappresenta già un primo segnale concreto: la macchina amministrativa si è rimessa in moto. Il cantiere della Torre dei Conti diventa così un test più ampio: sulla capacità di Roma di intervenire sul proprio patrimonio fragile, di reagire agli imprevisti, di trasformare le emergenze in progetti durevoli. Perché nei Fori, più che altrove, ogni pietra è memoria. E ogni restauro è una scelta su come raccontare la città a chi la vive e a chi la guarda.
