12 Febbraio 2026
/ 12.02.2026

“Salvate la spiaggia di Macari”: la baia tv che divide la Sicilia

Un progetto di servizi e parcheggi scatena il dibattito tra tutela del paesaggio e gestione dei turisti

C’era una volta una baia silenziosa, amata soprattutto da chi la conosceva bene. Poi arrivò la fiction, le inquadrature perfette, il passaparola social. E Macari, nel territorio di San Vito Lo Capo, è diventata in pochi anni una meta alla moda. Bella da togliere il fiato, certo. Ma oggi anche al centro di uno scontro che racconta un dilemma sempre più frequente: come accogliere i visitatori senza snaturare i luoghi?

Il progetto che accende il dibattito

Il Comune ha messo sul tavolo un piano per organizzare i servizi lungo la “Rina di Macari”. L’obiettivo è gestire un’area di circa 2.000 metri quadrati introducendo spiagge attrezzate, parcheggi, navette e attività stagionali. Un progetto che ha incassato il via libera regionale, ma che non è passato inosservato. Anzi.

Per l’amministrazione si tratta di governare flussi turistici cresciuti rapidamente, riducendo caos, sosta selvaggia e improvvisazione. Per una parte dei residenti e degli ambientalisti, invece, il rischio è quello di trasformare una baia naturale in una località balneare “come tante”.

Dalla preoccupazione è nato il comitato “Salviamo Macari”, che ha lanciato una petizione online capace di raccogliere migliaia di adesioni. Tra le firme compaiono anche volti noti del mondo culturale e artistico. Al centro della protesta l’equazione più servizi uguale più pressione antropica, più rifiuti, più rumore, più consumo energetico. E, soprattutto, un possibile impatto su habitat delicati, fauna e avifauna.

Nel mirino finiscono ipotesi come nuove aree attrezzate, ampliamenti dei parcheggi, noleggi e spazi per eventi temporanei. Il timore è che, una volta aperta la porta, l’equilibrio paesaggistico diventi difficile da difendere.

La replica del Comune

Il sindaco Francesco La Sala respinge l’idea di una “cementificazione mascherata”. L’obiettivo dichiarato è una fruizione ordinata e sostenibile, con servizi a basso impatto. Esempio citato: sistemi di mobilità elettrica gratuiti per limitare traffico e emissioni. In altre parole, non attrazioni invasive ma infrastrutture leggere per evitare che l’overtourism faccia più danni dell’organizzazione.

La vicenda di Macari non è isolata. Dalle calette mediterranee ai borghi interni, la popolarità improvvisa — spesso spinta da cinema e serie tv — porta benefici economici e nuove criticità. Il punto non è scegliere tra turismo e conservazione, ma decidere che tipo di turismo e quali limiti.

Servizi sì, dicono alcuni, purché reversibili, misurati e compatibili con la capacità ecologica del sito. Stop, replicano altri, perché certi luoghi valgono proprio per ciò che non hanno: stabilimenti, file di auto, strutture temporanee che temporanee restano solo sulla carta.

Il riesame del progetto apre ora una fase di valutazione più approfondita. Non solo tecnica, ma culturale e politica. Perché qui si gioca una partita più ampia: la capacità delle amministrazioni di coniugare sviluppo locale, qualità dell’esperienza turistica e salvaguardia degli ecosistemi.

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