13 Febbraio 2026
/ 13.02.2026

In Portogallo, l’elettricità è (quasi) tutta verde: superata la soglia dell’80%

Tra record, risparmi e nodi della rete, il caso lusitano racconta le sfide della transizione europea

Il sistema elettrico portoghese ha superato una soglia che fino a pochi anni fa sembrava lontana: più dell’80% dell’energia consumata nel Paese è stata prodotta, lo scorso gennaio, da fonti rinnovabili. Il dato, certificato dall’associazione di settore APREN, fotografa un mese in cui idroelettrico ed eolico hanno coperto quasi da soli la domanda nazionale, lasciando al solare un ruolo ancora marginale ma in crescita. È il miglior risultato degli ultimi nove mesi e colloca Lisbona ai vertici europei, alle spalle soltanto della Norvegia.

Numeri che cambiano il mix

Il contributo maggiore è arrivato dall’acqua, con le centrali idroelettriche responsabili di oltre un terzo del mix, seguite a brevissima distanza dall’eolico. In 210 ore non consecutive la produzione verde è stata sufficiente a soddisfare interamente i consumi del Paese. Un traguardo che ha avuto anche un effetto economico immediato: secondo le stime, il ricorso alle rinnovabili ha evitato l’uso di centrali a gas per un valore pari a circa 703 milioni di euro. In un contesto di prezzi energetici ancora instabili, il risparmio si traduce in un beneficio tangibile per famiglie e imprese.

L’ombra del blackout

Il record assume un significato particolare se letto alla luce del grande blackout che nell’aprile scorso ha colpito la penisola iberica, lasciando al buio decine di milioni di persone. L’interruzione, dovuta a una sequenza di sovratensioni e di criticità, ha messo in discussione la tenuta delle infrastrutture elettriche in un sistema sempre più alimentato da fonti distribuite e intermittenti. Le indagini ufficiali hanno escluso un nesso diretto con l’eccesso di rinnovabili, ma l’episodio ha evidenziato la fragilità di reti progettate per un mondo energetico diverso.

Per molti analisti, l’accelerazione verde impone un salto di qualità nella gestione del sistema. Non basta aumentare la capacità produttiva: servono investimenti massicci in reti, accumuli e tecnologie di controllo per garantire stabilità, flessibilità e sicurezza. La Commissione europea stima in oltre 580 miliardi di euro le risorse necessarie entro il 2030 per adeguare le infrastrutture.

Una lezione per l’Europa

Il caso portoghese mostra che la transizione energetica è tecnicamente possibile e già conveniente, ma mette anche in evidenza il collo di bottiglia rappresentato dalla distribuzione. Parchi eolici e solari sorgono spesso lontano dai grandi centri di consumo, e senza nuove linee e sistemi intelligenti una parte crescente dell’energia rischia di restare inutilizzata.

L’esperienza di Lisbona suggerisce una direzione chiara: puntare su un mix rinnovabile diversificato, rafforzare la rete e coordinare produzione e domanda. È una strada obbligata se l’Europa vuole ridurre le emissioni senza sacrificare affidabilità e competitività. Il traguardo dell’80% è un banco di prova che misura la capacità del continente di trasformare l’ambizione climatica in un sistema energetico solido.

In questo quadro, il Portogallo diventa un laboratorio osservato con attenzione: la combinazione tra grandi impianti idroelettrici, parchi eolici diffusi e una crescita costante del fotovoltaico offre indicazioni utili anche ad altri Paesi mediterranei, alle prese con vincoli geografici e infrastrutturali simili. La sfida dei prossimi anni sarà mantenere elevata la quota rinnovabile senza compromettere la continuità del servizio, integrando accumuli, gestione digitale dei flussi e una pianificazione territoriale più coordinata. Solo così i risultati di oggi potranno tradursi in un modello stabile, capace di coniugare sicurezza energetica, sostenibilità ambientale e vantaggi economici duraturi.

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