Nel 2025 l’Italia ha consolidato il proprio primato turistico in Europa, superando i livelli già eccezionali dell’anno precedente. Secondo il nuovo report dell’Osservatorio Turismo di Visit Italy le presenze hanno raggiunto quota 479,3 milioni, con un incremento del 2,3%, mentre gli arrivi stimati sono saliti a 146,3 milioni (+4,7%). Numeri che raccontano un Paese sempre più attrattivo, ma che aprono anche interrogativi sulla sostenibilità di una crescita così rapida e concentrata.
Il peso crescente dei flussi internazionali
A trainare l’espansione sono soprattutto i viaggiatori stranieri, che ormai rappresentano più della metà dei flussi complessivi (oltre il 55%). Nel terzo trimestre del 2025 gli arrivi dall’estero sono cresciuti dell’1,6% e le presenze del 3,9%, mentre il turismo domestico ha registrato un arretramento. La tendenza rafforza il ruolo delle grandi città e dei poli più noti, accentuando la concentrazione stagionale e territoriale.
I mercati principali restano Regno Unito, Stati Uniti e Germania, con segnali di ripresa attesi dall’Asia nel 2026. Aumenta anche la capacità di spesa: la permanenza media degli stranieri sale a 3,6 notti e la spesa pro capite raggiunge i 930 euro, generando oltre 60 miliardi di euro di ricavi complessivi. Un’evoluzione che suggerisce un parziale superamento del turismo mordi e fuggi, ma che intensifica la pressione sulle destinazioni più richieste.
Saturazione e nuove abitudini di viaggio
L’altra faccia del record è l’elevato livello di saturazione turistica. Nell’estate 2025 l’Italia ha toccato il 40% di occupazione media, superando Spagna, Francia e Grecia. Un dato che segnala l’avvicinamento a una soglia critica, soprattutto nei mesi centrali e nelle località costiere e urbane.
Parallelamente cambiano le modalità di pianificazione: il 65% dei viaggiatori prenota online, percentuale che sale al 79% tra i più giovani. L’intelligenza artificiale entra nel processo decisionale di un turista su tre, orientando scelte e itinerari. La finestra di prenotazione si allunga e il viaggio diventa sempre più digitale, con ricadute importanti sull’organizzazione dell’offerta e sulla gestione dei flussi.
Le prospettive del 2026 e i nodi irrisolti
Le previsioni per il 2026 restano positive. Sette imprese su dieci si aspettano un aumento degli arrivi, con un ruolo centrale delle Olimpiadi invernali per Milano e la provincia di Sondrio. Anche Sardegna e Riviera Romagnola stimano una crescita sostenuta. Tuttavia, le criticità strutturali restano evidenti.
Il 58% delle aziende segnala un aumento dei costi di esercizio e il 32% fatica a reperire personale, spesso per carenza di competenze o per la forte stagionalità del lavoro. Le risposte passano da maggiore flessibilità oraria e incrementi salariali agli investimenti in formazione, digitalizzazione ed efficienza energetica.
Il quadro che emerge è quello di un settore che genera valore e occupazione, ma che, allo stesso tempo, è esposto a tensioni crescenti. La sfida dei prossimi anni sarà conciliare competitività e qualità dell’esperienza con la tutela dei territori e delle comunità che li abitano. Un equilibrio da cui dipenderà la tenuta di un modello che, anche se può apparire vincente, non è illimitato.
