17 Febbraio 2026
/ 16.02.2026

A Milano il tempo ritrovato negli scatti di Elisabetta Catalano

Alla galleria Viasaterna una mostra ripercorre il lavoro della fotografa romana tra cinema, moda e performance, restituendo il clima culturale del secondo Novecento

Milano riscopre lo sguardo di Elisabetta Catalano con una mostra che attraversa mezzo secolo di immagini e relazioni. Negli spazi della galleria Viasaterna, dal 16 febbraio al 19 aprile, più di fotografie ricostruiscono il percorso di una protagonista della scena culturale italiana. Stampe vintage, materiali d’archivio e riviste d’epoca compongono un racconto visivo che restituisce il clima creativo di un’epoca in cui arte, cinema e moda si contaminavano a vicenda, senza gerarchie.

Un archivio che diventa racconto

Curata da Laura Cherubini in collaborazione con l’Archivio Elisabetta Catalano, l’esposizione mette al centro la capacità della fotografa di cogliere le trasformazioni del suo tempo. I ritratti di artisti, attori e stilisti convivono con immagini nate sui set cinematografici e durante le performance, costruendo una narrazione che evita ogni nostalgia. Lo sguardo di Catalano non si limita a registrare, ma partecipa: le architetture, le opere e le scenografie entrano nell’inquadratura, suggerendo un dialogo continuo tra soggetto e contesto.

Tra set, atelier e palcoscenici

Il cinema rappresenta uno dei fili conduttori del percorso. Il debutto sul set di “” di Federico Fellini, negli anni Sessanta, segna l’inizio di una pratica che la porterà a frequentare registi e attori, trasformando le pause delle riprese in occasioni di ricerca. Accanto ai ritratti degli interpreti de “Il giardino dei Finzi Contini” di Vittorio De Sica, spiccano le immagini legate al mondo della moda, frutto delle collaborazioni con le grandi riviste internazionali.

La fotografia come relazione

Una sezione è dedicata alla documentazione delle performance di artisti come Jannis Kounellis, Joseph Beuys e Fabio Mauri. In questi scatti emerge un’attenzione particolare per il gesto e per la dimensione temporale dell’azione, elementi difficili da tradurre in un’immagine fissa. Catalano riesce a farlo affidandosi a una composizione rigorosa e a una luce che isola l’essenziale. È in questo spazio che il suo lavoro si rivela più intimo: la fotografia diventa strumento di relazione, in grado di restituire la complessità dei legami umani oltre che artistici.

Nel complesso, la mostra propone un’indagine sul valore documentario e poetico della fotografia. Il percorso invita a rileggere un archivio che continua a parlare al presente, suggerendo come la costruzione dell’immagine possa essere, ancora oggi, un atto di interpretazione critica del reale.

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