La chikungunya non è più un evento sporadico legato ai viaggi intercontinentali. I nuovi dati scientifici indicano che gran parte dell’Europa presenta ormai condizioni climatiche compatibili con una trasmissione locale stabile di questo virus. L’aumento delle temperature e la diffusione della zanzara tigre asiatica stanno estendendo la stagione dei contagi e allargando il perimetro delle aree a rischio, con ricadute dirette sull’organizzazione dei sistemi sanitari e sulle politiche di prevenzione. Nel 2025, Francia e Italia hanno registrato focolai di dimensioni inedite, con centinaia di casi. Numeri che segnano un salto rispetto al passato recente, quando i contagi autoctoni restavano episodici e limitati.
Alla base del cambiamento c’è una nuova analisi scientifica pubblicata sulla rivista Journal of the Royal Society Interface, che ha ricalcolato la soglia minima di temperatura necessaria affinché il virus completi il proprio ciclo vitale nella zanzara tigre, principale vettore della malattia.
Temperature riviste, stagioni più lunghe
Secondo lo studio, la trasmissione della chikungunya è possibile già tra i 13 e i 14 gradi, ben al di sotto delle stime precedenti che collocavano il limite tra i 16 e i 18 gradi. Una differenza apparentemente ridotta, ma capace di modificare in modo sostanziale la mappa del rischio europeo.
Ne deriva che in Paesi come Italia, Spagna, Portogallo e Grecia le condizioni favorevoli possono persistere per oltre sei mesi all’anno, mentre in vaste aree dell’Europa centrale la finestra di rischio si estende fino a tre-cinque mesi. Un ampliamento temporale che aumenta le probabilità di innesco e mantenimento di focolai locali, soprattutto in presenza di casi importati.
Il riscaldamento globale amplifica questo scenario. In Europa l’aumento delle temperature procede a un ritmo quasi doppio rispetto alla media mondiale, con effetti diretti sulla biologia delle zanzare e sulla velocità di incubazione del virus. Un contesto che trasforma una minaccia occasionale in un elemento strutturale del quadro sanitario.
La diffusione della zanzara tigre
A rendere possibile l’espansione della chikungunya è soprattutto l’adattabilità della zanzara tigre asiatica, specie invasiva ormai stabilmente presente in gran parte del continente. Introdotta accidentalmente attraverso i traffici commerciali, ha trovato negli ambienti urbani un habitat ideale: piccoli ristagni d’acqua, cortili, sottovasi, tombini e contenitori abbandonati costituiscono una rete diffusa di microfocolai.
A differenza di altre specie, la zanzara tigre punge prevalentemente durante il giorno, aumentando le occasioni di contatto con l’uomo. Le epidemie europee partono quasi sempre da viaggiatori infetti provenienti da regioni tropicali, che vengono punti da insetti locali, innescando così la trasmissione sul territorio.
Finora gli inverni rigidi avevano rappresentato una barriera naturale, interrompendo il ciclo vitale delle zanzare e impedendo la persistenza del virus da un anno all’altro. Ma in alcune zone dell’Europa meridionale si osserva già un’attività quasi continua durante tutto l’anno, segnale che questo freno climatico si sta progressivamente indebolendo.
Dall’eccezione alla normalità sanitaria
Nel 2025 la Francia ha superato gli 800 casi, contro poche decine registrate nell’arco dell’ultimo decennio. Anche in Italia i focolai hanno raggiunto dimensioni tali da richiedere interventi sanitari straordinari. Numeri che indicano un cambio di passo e impongono una revisione delle strategie di sorveglianza.
La chikungunya provoca febbre elevata e forti dolori articolari, spesso persistenti. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, fino al 40% dei pazienti continua a soffrire di artrite o dolori intensi anche a distanza di cinque anni dall’infezione. Nei bambini piccoli e negli anziani, le complicanze possono essere gravi.
L’identificazione più precisa delle aree e dei periodi a rischio consente ora di pianificare interventi mirati, orientando le attività di monitoraggio entomologico, le campagne di disinfestazione e la sorveglianza clinica. Strumenti fondamentali per intercettare rapidamente i casi e contenere la diffusione.
Prevenzione, la prima linea di difesa
In assenza di una copertura vaccinale estesa, la prevenzione resta la principale arma. Eliminare i ristagni d’acqua, proteggersi dalle punture, segnalare tempestivamente i casi sospetti e rafforzare la consapevolezza collettiva sono misure decisive. La gestione del rischio passa anche da comportamenti quotidiani, capaci di ridurre la densità delle zanzare nei contesti urbani.
