Nel grande cantiere europeo della transizione ecologica, la carta è tornata a essere una materia strategica. Dietro un prodotto quotidiano si muove infatti una delle filiere industriali più complesse e decisive per l’economia circolare, dove innovazione, riciclo ed energia si intrecciano in una sfida che riguarda il futuro manifatturiero dell’Italia.
Il ruolo strategico della carta
La Penisola gioca in questa partita un ruolo di primo piano. Con quote di esportazione rilevanti e una filiera industriale estesa, il comparto cartario rappresenta uno snodo strategico per la crescita sostenibile del Paese. Ai microfoni di Ultima Bozza, Valentina Zago, managing director del gruppo Pro-Gest, traccia il perimetro delle opportunità e delle criticità che attendono il settore nei prossimi anni.
“La carta è estremamente importante per l’industria italiana”, sottolinea Zago. “Siamo il secondo produttore europeo, con un peso significativo sulle esportazioni. Il suo ruolo è centrale e destinato a diventarlo sempre di più”. Una centralità che si fonda su un paradigma preciso: il superamento della logica lineare a favore di una piena valorizzazione del ciclo del riciclo. La carta, in questa prospettiva, non è un semplice materiale di consumo, ma una risorsa rinnovabile che alimenta una filiera virtuosa, capace di ridurre l’impatto ambientale e, al tempo stesso, di generare valore economico.
La sfida industriale della filiera
Il concetto chiave è quello di circolarità industriale. Recuperare, rigenerare e reimmettere sul mercato la fibra di cellulosa consente di ridurre la pressione sulle materie prime vergini e di rafforzare la resilienza del sistema produttivo nazionale. In un contesto segnato da instabilità geopolitiche e tensioni sulle catene di approvvigionamento, il riciclo diventa così una leva di autonomia strategica.
Il nodo energetico
Ma se il potenziale è elevato, le criticità non sono meno rilevanti. La principale, secondo Zago, è di natura energetica. Le cartiere sono infatti industrie fortemente energivore, per le quali il costo dell’energia rappresenta una variabile decisiva in termini di competitività. “Il tema energetico è assolutamente centrale”, avverte la managing director di Pro-Gest. “Le aziende italiane devono essere messe nelle condizioni di competere ad armi pari a livello europeo. Servono interventi politici tempestivi e strutturali, capaci di ridurre il differenziale di costo e garantire stabilità nel medio-lungo periodo”.
Il nodo dell’energia si intreccia con quello della politica industriale. Senza un quadro regolatorio chiaro e strumenti di sostegno mirati, il rischio è quello di indebolire un comparto che, al contrario, potrebbe diventare uno dei motori principali della transizione ecologica italiana. Investimenti in efficienza, autoproduzione da fonti rinnovabili e innovazione di processo rappresentano passaggi obbligati, ma necessitano di una cornice normativa coerente e stabile.
La sfida che si profila è dunque sistemica: trasformare il settore cartario in un laboratorio avanzato di economia circolare, capace di dimostrare che sostenibilità ambientale e solidità industriale non solo possono coesistere, ma si rafforzano reciprocamente. In questo senso, la carta diventa emblema di una transizione che ambisce a essere non ideologica, ma profondamente pragmatica, fondata su numeri, filiere e competitività.
Per l’Italia, il messaggio è chiaro: valorizzare la propria leadership nel riciclo della carta significa investire in un futuro industriale più resiliente, più autonomo e più sostenibile. Una partita che si gioca oggi, sul terreno dell’energia, dell’innovazione e delle scelte politiche strategiche.
