19 Febbraio 2026
/ 19.02.2026

In Parlamento la legge per salvare la vita di pedoni e ciclisti

Oltre il 28% degli spostamenti quotidiani in Italia avviene a piedi o in bicicletta. Servono nuove regole, fondi dedicati e responsabilità rafforzate per chi guida

Ogni giorno milioni di persone attraversano strade pensate soprattutto per le automobili. Camminano, pedalano, accompagnano figli a scuola, raggiungono il lavoro o i servizi di quartiere muovendosi negli spazi più esposti del traffico urbano. È su questa quotidianità fragile, spesso invisibile nelle politiche pubbliche, che interviene la nuova proposta di legge presentata il 18 febbraio alla Camera dei Deputati dalla deputata Valentina Ghio, con il contributo di FIAB – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta e il supporto tecnico dell’esperto Andrea Colombo.

Il testo nasce da un dato strutturale: oltre il 28% degli spostamenti quotidiani in Italia avviene a piedi o in bicicletta, secondo l’ultimo Rapporto ISFORT. Una quota che cresce soprattutto nei contesti urbani, mentre infrastrutture e regole restano fortemente orientate alla circolazione dei veicoli a motore. Il risultato è una sproporzione tra i comportamenti reali e il livello di tutela garantito agli utenti più vulnerabili.

Una nuova gerarchia della mobilità

Il fulcro della proposta è l’introduzione di una gerarchia della mobilità fondata sulla responsabilità proporzionale. Viene formalmente distinta la figura dell’”utente più forte”, che utilizza mezzi più pesanti, potenti o veloci, da quella dell’”utente della mobilità attiva”. Questa impostazione trova un riscontro diretto nella modifica dell’articolo 2054 del Codice civile: in caso di scontro, il conducente del veicolo più pesante è considerato responsabile fino a prova contraria.

Una scelta che punta a riequilibrare i rapporti di forza nello spazio stradale e a favorire una guida più prudente. “Questa proposta di legge nasce da un dato evidente: sempre più persone scelgono di muoversi a piedi o in bicicletta, ma spesso in condizioni di elevata vulnerabilità. Serviva un intervento organico che aggiornasse le norme e introducesse una gerarchia della mobilità centrata sulla tutela di pedoni e ciclisti”, ha spiegato Ghio.

Infrastrutture, velocità e prevenzione

Sul piano operativo, il testo interviene su alcuni nodi cruciali. I marciapiedi dovranno avere una larghezza minima di due metri, per garantire continuità e accessibilità. I sorpassi dei ciclisti dovranno avvenire mantenendo almeno un metro e mezzo di distanza. Viene semplificata l’installazione di attraversamenti pedonali rialzati, strumenti chiave per contenere la velocità nei tratti più critici, mentre i mezzi pesanti saranno obbligati a dotarsi di sensori per individuare la presenza laterale di pedoni e biciclette negli angoli ciechi.

Secondo Luigi Menna, presidente FIAB, la riduzione delle collisioni passa da un’azione preventiva sistematica: “Limitare la velocità degli autoveicoli e ampliare gli spazi urbani sicuri per ciclisti e pedoni è la condizione necessaria per rendere le città più vivibili”.

Regia nazionale e risorse dedicate

La proposta introduce anche una nuova struttura di governance. È prevista l’istituzione del Cipoma, Comitato interministeriale per le politiche di mobilità attiva, affiancato da una Direzione generale dedicata presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Per sostenere gli interventi locali nasce il Fondo nazionale per la mobilità attiva, con una dotazione iniziale di 300 milioni di euro nel triennio.

Un capitolo specifico riguarda educazione e comunicazione: il 5% delle spese pubblicitarie destinate alla promozione dei veicoli sarà impiegato per campagne istituzionali sulla sicurezza stradale e la mobilità sostenibile. L’obiettivo è incidere sui modelli culturali che regolano l’uso dello spazio pubblico, accompagnando le modifiche normative con un cambiamento delle abitudini.

Ora il testo avvia il suo percorso parlamentare. Il confronto politico dirà se questa impostazione riuscirà a tradursi in riforma. In gioco c’è un aggiornamento tecnico del Codice della strada, ma anche la possibilità di ripensare il modo in cui le città italiane distribuiscono spazio, sicurezza e priorità.

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