Non bastavano il Covid-19, l’aggressione russa all’Ucraina, le bombe ai metanodotti e raffinerie, i dazi USA: è arrivata anche la guerra in Iran con il blocco dello stretto di Hormuz. E i prezzi delle materie prime e dell’energia sono ulteriormente schizzati verso l’alto.
Intendiamoci, poco dopo l’arrivo del Covid e conseguente aumento di un po’ tutte le materie prime, era finita l’epoca del basso costo di materie prime ed energia, era finito l’effetto della prima “ondata” di rinnovabili che aveva abbassato considerevolmente il costo dell’elettricità, permettendo così un decennio relativamente prospero. Dall’avvento del Covid, gli Stati, che si sono accorti che la globalizzazione aveva generato una serie di debolezze strutturali, anziché intensificare la cooperazione, hanno intensificato operazioni di corto respiro. Per dirla più semplice hanno regredito al semplice “ognun per sé, Dio per tutti!”.
A questo quadro da qualche anno bisogna aggiungere la crescita di Cina, India, Africa, che non solo alzeranno il livello della domanda di energia, ma attireranno capitali e investitori che finora erano nell’orbita del “vecchio mondo”. Difatti diversi Paesi emergenti offrono migliori condizioni per investire capitali, soprattutto nel settore delle energie rinnovabili. In particolare l’Africa – posizionata proprio a cavallo dell’Equatore e quindi con un livello di insolazione molto elevatoe con una popolazione anagraficamente molto giovane e desiderosa di sviluppo – vedrà intensificarsi le già numerose iniziative da parte di investitori internazionali per utilizzare gli enormi spazi per la costruzione di centrali fotovoltaiche.
Soffrirà di questa nuova concorrenza soprattutto l’Italia, in cui un pessimo governo ha fatto di tutto per ostacolare le rinnovabili. Lo dimostra il caso emblematico delle Comunità energetiche, che affondano in una montagna di burocrazia ostacolante, da sempre il miglior sistema per bloccare tutto.
Ma all’interno di questo preoccupante panorama, ci sono soggetti, soprattutto del terzo settore, che riescono a realizzare cose egregie, con ricadute economiche immediate positive per tutti.
Ne parlo e ne scrivo personalmente da moltissimi anni. Oggi, con la gravissima situazione nazionale e globale che stiamo vivendo, credo sia opportuno segnalare che, oltre alle già abbastanza note iniziative di finanza e assicurazioni etiche, sono sorte anche iniziative dal basso per la costruzione di impianti energetici rinnovabili e l’utilizzo della relativa energia.
E c’è anche, tra queste associazioni no profit, chi riesce a fare sistema dal momento fungendo da collettore delle migliori tecnologie e delle migliori aziende (e migliori significa che offrono ottimi prodotti/servizi, tutelando contemporaneamente ambiente e lavoratori al massimo grado realisticamente possibile).
*Gianni Girotto è stato presidente Commissione Industria del Senato
