Nell’agricoltura europea meno di un’azienda su tre è gestita da una donna. La quota si ferma al 32% e riflette uno squilibrio che attraversa l’intera filiera: dall’accesso alla terra alla distribuzione dei finanziamenti, fino al riconoscimento formale del lavoro. Per intervenire su questo divario, la Commissione europea ha lanciato la Women in Farming Platform, un programma di mentoring e networking aperto alle candidature fino al 30 aprile.
Il lavoro femminile è una componente stabile del settore, ma raramente si traduce in titolarità. Le donne partecipano alla gestione quotidiana delle aziende, seguono attività amministrative e commerciali, contribuiscono alla trasformazione e alla vendita dei prodotti. Quando si guarda alla proprietà e alla responsabilità formale, però, la loro presenza si riduce.
I dati pubblicati dalla Commissione europea a marzo 2026 mostrano un riequilibrio ancora lento. Le aziende guidate da donne hanno una dimensione media di 9 ettari, contro i 21 ettari di quelle guidate da uomini, e la differenza incide sulla capacità di investimento e sulla possibilità di ottenere finanziamenti, che restano legati alla dimensione aziendale. Lo stesso schema si riflette sul reddito:le aziende guidate da donne registrano un risultato medio per lavoratore inferiore del 42% rispetto a quelle guidate da uomini. Anche la presenza giovanile è particolarmente bassa: solo il 3% delle titolari ha meno di quarant’anni, e tra gli agricoltori under 40 appena il 26% è donna. Un dato che segnala come il ricambio generazionale in agricoltura continui a essere segnato da forti disparità di genere.
Le dinamiche familiari
Alla base ci sono fattori noti. L’accesso alla terra continua a passare attraverso dinamiche familiari che privilegiano la trasmissione ai figli maschi. I finanziamenti tendono a concentrarsi su aziende più grandi. Il lavoro di cura limita tempo e mobilità, incidendo sulla possibilità di avviare o ampliare un’attività. A questo si aggiungono minori opportunità di formazione e una partecipazione più bassa alle reti professionali.
La Women in Farming Platform si inserisce proprio su questo piano. Il programma mette in contatto agricoltrici con esperienza e nuove imprenditrici, con l’obiettivo di facilitarel’ingresso a competenze, mercati e strumenti operativi. Tra i temi affrontati compaiono anche servizi di cura, pianificazione familiare e pensioni, elementi che incidono direttamente sulla continuità delle attività agricole ma che restano marginali nei percorsi formativi tradizionali.
Una distribuzione squilibrata
Questo intervento si affianca a strumenti già attivi a livello europeo. La Politica agricola comune consente agli Stati membri di introdurre misure dedicate e negli ultimi anni una quota crescente di risorse è stata destinata anche alle imprenditrici. Nel 2024 oltre 55.000 giovani donne hanno ricevuto fondi europei per avviare o rafforzare la propria attività. Allo stesso tempo, però, la distribuzione resta squilibrata: le donne rappresentano circa un terzo dei beneficiari, ma ricevono una quota significativamente inferiore dei finanziamenti complessivi.
Il punto si sposta quindi dalla disponibilità degli strumenti alle condizioni di accesso. Programmi di sostegno e percorsi di formazione richiedono tempo, connessione e un contesto favorevole. In queste condizioni, a beneficiarne sono più spesso le realtà già strutturate, mentre nelle aree rurali più marginali – dove le infrastrutture sono più fragili e le opportunità più limitate – l’accesso resta più difficile.
Il 2026 è, peraltro ,l’anno che le Nazioni Unite hanno dedicato alle donne agricoltrici. Una cornice che contribuisce a mantenere il tema nell’agenda politica globale, ma che da sola difficilmente cambierà gli equilibri del settore.
