9 Aprile 2026
/ 9.04.2026

Il Tevere si riprende la riva

Tiberis diventa un parco per tutto l'anno: spiaggia d'estate, mercatini d'inverno, e sotto i piedi i muri di Roma antica

C’è un paradosso antico nel rapporto tra Roma e il suo fiume. Nessuna città al mondo ha un legame mitologico più profondo (dalla fondazione all’immaginario) con l’acqua che l’attraversa. Eppure da più di un secolo i romani hanno vissuto voltando le spalle alle sue rive. I lungotevere sono stati costruiti per tenere a bada le piene e i muraglioni hanno fatto il loro lavoro: hanno messo in sicurezza la città. Ma, al tempo stesso, l’hanno separata dal fiume in modo quasi definitivo.

Adesso qualcosa sta cambiando. L’ultimo segnale concreto è arrivato nei giorni scorsi, con la pubblicazione del bando di gara per la nuova gestione di Tiberis, lo spazio sul lungotevere Dante che fino ad oggi ha funzionato come spiaggia urbana estiva e che d’ora in poi sarà aperto tutto l’anno. Non più un appuntamento stagionale, non più qualcosa che esiste tre mesi e poi scompare dietro le transenne. Un parco vero, con orari, servizi e una vocazione permanente.

Un progetto di spazio pubblico

Quattordicimila metri quadrati affacciati sul fiume, appena sotto il quartiere Ostiense. L’assessorato all’Ambiente del Comune, guidato da Sabrina Alfonsi, ha messo a gara la gestione di due chioschi, un solarium con lettini e ombrelloni, una vasca d’acqua per rinfrescarsi, un’area cani recintata, due campi da beach volley, un campo da bocce e un’area fitness attrezzata con cyclette e vogatori. D’estate il parco resterà aperto fino alle 21. In primavera e in inverno gli orari si stringeranno un poco, dalle otto alle venti, ma lo spazio non chiuderà.

Il gestore che vincerà la gara — il subentro è previsto già dal primo luglio, comunque entro l’estate — dovrà rispettare un profilo preciso: prodotti locali, tipici, biologici o a filiera corta, prezzi calmierati, convenzioni con centri anziani, famiglie numerose e studenti. Menù pensati anche per chi ha esigenze alimentari specifiche. Riduzione della plastica, packaging sostenibile. E ancora: attenzione alle persone con disabilità, apertura alla pluralità delle comunità che compongono la città contemporanea. Non è solo un bando per gestire dei chioschi. È, almeno nelle intenzioni, un progetto di spazio pubblico.

I muri emersi durante gli scavi

La riqualificazione del parco vale oltre un milione di euro e si concluderà a maggio. I lavori prevedono nuove alberature e superfici a prato, la creazione di un piccolo boschetto per ombreggiare l’area cani e quella fitness, la messa a dimora di piante arbustive lungo la banchina per offrire riparo dal sole nelle ore più calde. L’obiettivo è quello di uno spazio che funzioni in ogni stagione, non solo quando le temperature rendono ovvia la presenza vicino all’acqua.

Durante gli scavi, a circa due metri e mezzo di profondità, gli operai hanno trovato quello che a Roma si trova spesso quando si scava: muri in tufo di epoca romana. Gli archeologi hanno verificato, catalogato, e i reperti sono stati in gran parte reinterrati. Solo alcune porzioni restano visibili, integrate nel nuovo assetto del parco come un dettaglio di storia affiorante. È una cosa che succede solo qui: vai a fare il bagno e cammini sopra l’antichità. La stratificazione non è una metafora letteraria, a Roma. È letteralmente quello che sta sotto i piedi.

Il masterplan del Tevere

Tiberis non è però un progetto isolato. Si inserisce in un disegno più ampio che il Comune chiama masterplan del Tevere, un piano che prevede la valorizzazione di una serie di parchi d’affaccio lungo le rive, tutti nati in concomitanza con i lavori per il Giubileo. Insieme agli altri cinque parchi d’affaccio giubilari e al Parco Tevere Sud — quest’ultimo ancora in corso di realizzazione a cura della Soprintendenza di Stato — Tiberis fa parte di un progetto che punta a costruire quello che l’assessora Alfonsi definisce il più grande parco fluviale d’Europa. Un’ambizione non piccola, che si misura con la scala reale del fiume e della città che lo attraversa.

L’idea di fondo è restituire alla fruizione pubblica spazi che erano scivolati nel degrado o nell’abbandono. Il Tevere a Roma ha avuto, negli ultimi decenni, una storia fatta di promesse e rinvii. Ogni tanto qualcuno annunciava la grande stagione della riqualificazione delle rive, e ogni volta i progetti si perdevano tra competenze burocratiche sovrapposte, finanziamenti insufficienti, priorità che cambiavano con le giunte. Il Giubileo ha fornito una scadenza e, con essa, una pressione che questa volta sembra aver prodotto risultati concreti.

Il problema dei trasporti

C’è però una questione che il bando e i rendering non risolvono da soli: quella dell’accessibilità reale. Il lungotevere Dante non è un posto facile da raggiungere per chi non abita nelle immediate vicinanze. I trasporti pubblici in quella zona non sono particolarmente generosi, e la conformazione del lungotevere — con i muraglioni che tagliano il collegamento pedonale dalla città alta verso la riva — rende la discesa verso il fiume meno immediata di quanto la distanza in linea d’aria suggerirebbe. Se l’obiettivo è costruire uno spazio davvero popolare, frequentato da romani di quartieri diversi e non solo da chi abita a cinque minuti a piedi, la questione della mobilità dovrà prima o poi essere affrontata. Per ora, però, il segnale è quello che conta. Un parco. Un bando. Un progetto di vita pubblica intorno all’acqua.

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