10 Aprile 2026
/ 10.04.2026

Roma si copre di papaveri: torna il Festival del Verde e del Paesaggio

Tre giorni all’Auditorium Parco della Musica per la quindicesima edizione dell’appuntamento dedicato a natura, città e convivenza tra viventi. Il tema è “Fare parentele”: oltre trenta incontri, mercati, laboratori per bambini e dibattiti sugli alberi

Papaveri rossi illuminano le cupole del Parco della Musica, ciclamini e rose bianche si intrecciano tra le strutture del giardino pensile, e il profumo di limoni accompagna i visitatori lungo i vialetti. Da questa mattina e fino a domenica 12 aprile, l’Auditorium di Roma si trasforma ancora una volta in un grande laboratorio a cielo aperto dedicato alla natura urbana: è la quindicesima edizione del Festival del Verde e del Paesaggio, organizzato in collaborazione con la Fondazione Musica per Roma.

Una kermesse che negli anni ha saputo conquistare un pubblico affezionato e crescente, capace di mescolare appassionati di giardinaggio, urbanisti, insegnanti, famiglie con bambini e semplici curiosi attratti dalla possibilità di ritrovare, in piena città, un contatto autentico con il mondo vegetale. Quest’anno il festival si presenta con un programma ambizioso: più di trenta incontri, workshop, degustazioni, mercati e installazioni artistiche che si sviluppano attraverso sei percorsi tematici distinti.

Fare parentele: un tema che è anche un manifesto

Il filo conduttore della XV edizione è racchiuso in una formula apparentemente semplice ma densa di significati: “Fare parentele”. Non si tratta di un richiamo romantico alla natura selvaggia, ma di una proposta concreta di ripensare la città come ecosistema vivo e complesso, in cui alberi, insetti, corsi d’acqua, suolo e comunità umane sono tutti coprotagonisti di equilibri fragili e preziosi.

Progettare il paesaggio oggi, sostengono gli organizzatori, significa lavorare sulle interazioni tra tutti questi elementi, non soltanto tracciare aiuole o piantare alberi. I sei percorsi del festival declinano questa visione in esperienze accessibili a tutti: fare parentele con la città, con casa e giardino, e tra viventi in senso più ampio. Ogni percorso è progettato come un invito a ripensare spazio urbano e spazio domestico come parti di un unico sistema vivente, dove la terraferma di un balcone romano dialoga con il microclima di un’intera via.

La mattina per le scuole, il pomeriggio per la città

Come da tradizione, la giornata inaugurale è dedicata ai bambini. La mattina del 10 aprile è riservata alla “Giornata del Verde”, l’iniziativa che ogni anno porta all’Auditorium le scolaresche delle primarie romane. Studenti e insegnanti partecipano a laboratori pratici per scoprire da vicino piante, insetti, acqua e biodiversità urbana: non lezioni frontali, ma esperienze sensoriali in cui toccare, annusare e osservare diventano strumenti di conoscenza.

Nel pomeriggio la scena si apre alla città. Tra i momenti più attesi della prima giornata, il confronto sulle foreste urbane romane nello spazio messo a disposizione dall’Assessorato all’Ambiente di Roma Capitale: il talk “Roma può diventare più fresca? La sfida delle foreste urbane”. A seguire, un dibattito dedicato a uno dei simboli più controversi del paesaggio capitolino: i pini domestici, bellissimi e malati, amati e temuti. “I pini di Roma: simbolo da difendere o paesaggio da ripensare?” è il titolo del talk che vede protagonista l’assessora all’Ambiente Sabrina Alfonsi, affiancata da studiosi e agronomi.

Mercati, espositori e un orto tra le macerie

Il festival non è solo convegni. Lo “Slow Plants Market” ospita quarantatré vivai che guidano i visitatori nella scelta di specie adatte al clima romano, resistenti al caldo e favorevoli agli impollinatori. Accanto, l’“Outdoor Living Village” riunisce sessantacinque espositori con proposte per rinnovare il rapporto tra abitazione e spazio esterno. E ancora: l’“Organic Market”, con sette produttori diretti che portano conserve, infusi, formaggi, miele, olio e verdure di stagione.

A colpire all’ingresso del percorso principale è l’installazione “Orto” dell’artista Ciriaco Campus: cumuli di detriti da costruzione da cui emergono ortaggi vivi. Un’immagine potente, che mette in relazione distruzione e rinascita e suggerisce come anche dalle macerie possa germogliare qualcosa di nuovo. È uno dei progetti speciali di questa edizione e sintetizza forse meglio di qualsiasi discorso il cuore tematico del festival.

Balconi, acqua piovana e sapere nascosto delle piante spontanee

Tra i fili conduttori che attraversano le tre giornate, uno riguarda da vicino chi abita in appartamento: il potenziale dei balconi romani. Il garden designer Riccardo Primitivo Fiorucci e l’architetta Marinella Gentili si confrontano in un doppio appuntamento giornaliero — alle 12 e alle 17 per tutte e tre le giornate — su come trasformare piccoli spazi esterni in veri e propri giardini pensili.

Sabato si cambia prospettiva e si parla di acqua: un talk dedicato al rapporto tra città e pioggia, con Lucina Caravaggi, Edoardo Zanchini, Claudio D’Andrea e Paola Rossi. In un’epoca in cui i temporali estremi si alternano a periodi di siccità sempre più prolungati, capire come le città possano gestire l’acqua piovana anziché subirla diventa una questione urgente. Botanici, tecnici orticoli e paesaggisti sono a disposizione del pubblico per orientare nella scelta delle piante più adatte alla propria esposizione, al proprio appartamento e alle proprie abitudini.

Per i più piccoli: come Cosimo sul suo albero

Il festival guarda con attenzione alle nuove generazioni. Tredici attività sono pensate appositamente per i bambini, ispirate alla figura di Cosimo, il ragazzo protagonista del “Barone rampante” di Italo Calvino, che sceglie di vivere sugli alberi per osservare il mondo con occhi diversi. Come lui, i piccoli visitatori vengono invitati a fermarsi, a guardare da vicino, a scoprire gli elementi e le forme di vita che abitano l’ecosistema urbano.

E poi le degustazioni: sette appuntamenti per imparare a riconoscere i prodotti di stagione, incluso un percorso con un flower chef dedicato ai petali dei fiori eduli. Perché “mangiare il paesaggio”, come recita uno dei percorsi tematici, non è soltanto una metafora.

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