Le correnti del Mediterraneo hanno imposto la propria legge, superando i blocchi militari e i radar. La Kasr-i-Sadabad, l’imbarcazione ammiraglia della spedizione umanitaria Global Sumud Flotilla, ha terminato il suo viaggio esattamente dove era diretta. Lo ha fatto da sola, trasformata in un relitto senza equipaggio, spinta dal vento e dal mare fino a incagliarsi sulla spiaggia di Al-Mawasi, nel sud della Striscia di Gaza.
La nave era stata bloccata dalla Marina israeliana il 19 maggio scorso in acque internazionali, a più di cento chilometri da Gaza. I 428 attivisti a bordo della flotta, tra cui il deputato italiano Dario Carotenuto e il giornalista Alessandro Mantovani, erano stati arrestati, portati nel porto israeliano di Ashdod e poi espulsi. La barca, invece, era stata lasciata alla deriva in alto mare. Dopo due settimane, le correnti l’hanno trascinata proprio sulla costa palestinese.
La spiaggia diventa una miniera
I video pubblicati sui social network dagli attivisti di Global Sumud e dall’Ong turca Mavi Marmara mostrano decine di civili palestinesi che corrono verso il relitto. In una zona priva di elettricità, carburante e beni di prima necessità, i resti della nave sono diventati un’ancora di salvataggio per le famiglie sfollate nei campi profughi della zona.
Nelle immagini si vedono i residenti smantellare la struttura per recuperare ogni materiale utile. Il bottino più prezioso è rappresentato dai pannelli solari montati sulla tettoia della barca: due uomini sono ripresi mentre trascinano fuori dall’acqua un modulo fotovoltaico intatto, fondamentale per garantire energia alle tende. Oltre ai pannelli, la popolazione è riuscita a recuperare il timone, pezzi di legno e persino alcune confezioni di cibo sigillato che hanno resistito al viaggio in mare.
Il precedente in Egitto e le reazioni degli attivisti
L’arrivo della Kasr-i-Sadabad a Gaza non è un caso isolato. Dieci giorni fa, un’altra imbarcazione della Flotilla, abbandonata dalle forze israeliane dopo il sequestro dell’equipaggio, era stata spinta dalle correnti fino a una spiaggia di Alessandria d’Egitto.
L’approdo del relitto a Gaza è stato commentato ufficialmente dalle organizzazioni coinvolte nella spedizione. “Non sono arrivate le persone che erano a bordo e gli aiuti che abbiamo raccolto, ma il loro spirito sì”, si legge nel comunicato diffuso sui canali social da Global Sumud Italia. Intervistato dal quotidiano Domani, Gorkem Duru, esponente della delegazione turca della flotta, ha dichiarato: “Sebbene le nostre navi siano state illegalmente intercettate dall’entità sionista durante il viaggio per rompere l’assedio sulla Striscia e consegnare aiuti umanitari, vedere che alcune provviste sono riuscite a raggiungere le coste di Gaza ci dà un barlume di speranza”.
