1 Ottobre 2026
/ 1.10.2026

Nove città italiane alla prova della neutralità climatica

Un Quaderno dell’ASviS racconta come Bergamo, Bologna, Firenze, Milano, Padova, Parma, Prato, Roma e Torino stanno lavorando per azzerare le emissioni entro il 2030: assemblee di cittadini, comunità energetiche, sportelli unici e patti con imprese e università

Nove città italiane si sono date un obiettivo che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato fuori portata: diventare climaticamente neutrali entro il 2030. Sono Bergamo, Bologna, Firenze, Milano, Padova, Parma, Prato, Roma e Torino, selezionate dalla Commissione europea nella Missione “100 città climaticamente neutrali e intelligenti”. Il quindicesimo Quaderno dell’ASviS, “Missione neutralità climatica: le innovazioni delle nove città italiane”, raccoglie le esperienze di amministratori e tecnici che stanno guidando la transizione.

Un contratto con la città

Lo strumento comune è il Climate City Contract, il piano con cui ogni Comune fissa azioni, investimenti e partner. Nel 2024 diverse città hanno ottenuto la Mission Label della Commissione, che facilita l’accesso ai finanziamenti. A Bergamo, 120.000 abitanti nel cuore della Pianura Padana, le emissioni erano già calate del 37% tra il 2005 e il 2021, ma gli edifici pesano ancora per circa l’80% del totale. A Padova il settore edilizio incide per il 76% e il Comune ha individuato 12 azioni strategiche, a partire da uno sportello unico per chi vuole riqualificare casa.

Roma, 16 miliardi per tagliare le emissioni

Nella Capitale le emissioni si stanno già riducendo: nel 2019 erano scese del 35% rispetto al 2003. Il 94% delle emissioni arriva da edifici e trasporti, rispettivamente con quasi il 60% e il 34%. Il Piano d’azione per l’energia sostenibile e il clima, approvato nel novembre 2023, punta a un taglio del 66% al 2030 rispetto al 2003. Il Climate City Contract mette in fila 16 miliardi di euro di investimenti e ha coinvolto 80 soggetti tra enti pubblici, imprese, fondazioni e università, che hanno presentato 493 azioni. Secondo il documento, con le tecnologie già disponibili Roma potrebbe ridurre le emissioni climalteranti dell’86%.

Quando a decidere sono i cittadini

Bologna ha puntato sulla democrazia deliberativa. L’Assemblea cittadina per il clima, inserita nello Statuto comunale nel 2021 e prima in Italia nel suo genere, ha riunito 100 persone sorteggiate che tra maggio e novembre 2023 hanno partecipato a nove incontri, con una presenza media dell’80%. Il risultato sono sei raccomandazioni e 24 proposte, entrate nel primo Contratto climatico. Anche Firenze ha scelto la partecipazione con il percorso “Firenze per il Clima”, che ha coinvolto migliaia di cittadini e oltre 180 organizzazioni. Torino ha creato invece un sistema di riconoscimento, il label “Greenlight”, per le imprese e gli enti che si impegnano a ridurre le emissioni.

Energia condivisa e distretti produttivi

Parma ha costituito nel luglio 2024 la Fondazione CER Parma 2030, promossa da Comune, Università, Azienda sanitaria e Consiglio nazionale delle ricerche, per coordinare le comunità energetiche rinnovabili: da ottobre 2025 opera su tutta la provincia. Milano sperimenta le “molecole urbane”, quartieri laboratorio in cui testare soluzioni replicabili: nel 2025 il progetto CLIMB, finanziato dal programma europeo NetZeroCities, ha iniziato a simulare scenari di decarbonizzazione in queste aree. Prato, primo distretto tessile al mondo con oltre 7.000 imprese, parte da 915.150 tonnellate di CO₂ emesse nel 2019 e punta a ridurle del 93%. I trasporti privati e commerciali valgono il 31,9% del totale, il settore residenziale il 24,5%, l’industria il 24%. Il 7% residuo sarà compensato con forestazione e cattura del carbonio.

La sfida resta difficile e richiede risorse, continuità amministrativa e una collaborazione stabile tra Comuni, imprese e cittadini. Ma le nove città dimostrano che la transizione può diventare un’occasione per ripensare servizi, governance e qualità della vita.

CONDIVIDI

Continua a leggere