Undici chilometri di mare separano Elliðaey dalla costa meridionale dell’Islanda. L’isola, parte dell’arcipelago delle Vestmannaeyjar, è disabitata e ospita un piccolo rifugio di caccia diventato famoso online come “la casa più solitaria del mondo”. Ora il rifugio ha un nuovo sistema di accumulo per l’energia solare, che riduce l’uso dei generatori a propano e benzina.
Un rifugio lontano dalla rete
Elliðaey è una piccola isola di origine vulcanica. Il rifugio sorge su un terreno aperto, senza altre abitazioni intorno, e per raggiungerlo bisogna arrivare via mare. La sua posizione rende complicato fare affidamento sulle infrastrutture energetiche presenti sulla terraferma.
Per anni l’elettricità necessaria alla struttura è stata prodotta anche attraverso generatori alimentati a combustibili. Il nuovo sistema cambia in parte questa gestione: l’energia prodotta dai pannelli solari può essere conservata in una batteria e utilizzata in un secondo momento.
È un passaggio semplice, almeno sulla carta. L’elettricità generata durante le ore di produzione solare non deve essere consumata nello stesso momento. Può essere accumulata e resa disponibile quando serve, limitando l’accensione dei generatori.
Meno propano e benzina
Il risultato più immediato riguarda proprio i combustibili utilizzati sull’isola. In un luogo collegato alla rete elettrica, una batteria di questo tipo può servire soprattutto a spostare nel tempo l’energia prodotta da un impianto fotovoltaico. Su Elliðaey ha anche una funzione logistica: diminuire il bisogno di portare carburante fino a una struttura che si trova a chilometri dalla costa.
Il sistema permette quindi di sfruttare meglio l’energia solare già disponibile sul posto. Quando i pannelli producono più elettricità di quella richiesta dal rifugio, la parte eccedente viene immagazzinata. Quando la produzione cala, la batteria può alimentare la struttura.
L’isola della casa bianca
Il rifugio di Elliðaey è diventato celebre soprattutto per la sua posizione. Una singola costruzione bianca spicca sul pendio dell’isola, circondata dal mare e priva di un centro abitato. L’edificio è legato alla tradizione venatoria locale e l’isola non ha residenti permanenti. La sua fama sui social ha però trasformato quella piccola costruzione in una delle immagini più riconoscibili delle Vestmannaeyjar.
Ora quella stessa casa è anche un esempio, su scala ridottissima, di come l’accumulo possa cambiare la gestione dell’energia in luoghi dove collegarsi alla rete non è un’opzione semplice. Qui, infatti, la distanza dalla terraferma rende ogni litro di carburante da trasportare un problema in più.
