12 Ottobre 2026
/ 12.10.2026

Piombo nelle munizioni, l’Europa dice basta

Il Parlamento europeo approva il divieto dei pallini in piombo per caccia e tiro sportivo, con sette anni di transizione. La Lipu: “L’Italia attui il bando il prima possibile”. Ogni anno l’inquinamento da piombo uccide un milione di uccelli

Un milione di uccelli uccisi ogni anno, oltre 44.000 tonnellate di metallo tossico disperse nell’ambiente. Sono i numeri dell’inquinamento da piombo legato a caccia e tiro sportivo, a cui il Parlamento europeo ha deciso di mettere fine. Con il voto dell’8 ottobre arrivato il via libera al divieto dei pallini in piombo, dopo anni di dibattito su una delle forme di contaminazione chimica più persistenti del continente.

Un veleno ancora in circolazione

Proprio a causa della sua estrema tossicità, il piombo è stato eliminato da tempo da benzina, vernici e tubature. Eppure ogni anno nell’Unione europea oltre 44.000 tonnellate continuano a finire nell’ambiente attraverso caccia, tiro sportivo e pesca, contaminando suoli e corsi d’acqua. Gli scienziati lo sanno da più di 30 anni: il metallo è altamente tossico per la fauna selvatica e per l’uomo, e non esiste un livello di esposizione sicuro.

Sette anni per cambiare

Una volta in vigore, la misura vieterà i pallini in piombo ovunque, anche al di fuori delle zone umide, tiro sportivo compreso. È previsto un periodo di transizione di sette anni, al termine del quale cacciatori e tiratori dovranno passare ad alternative atossiche. Il provvedimento estende al resto del territorio il divieto già in vigore nelle zone umide dei 27 Stati membri dal 15 febbraio 2023 e segue il voto con cui, la scorsa estate, il Parlamento europeo aveva limitato il piombo nelle attrezzature da pesca.

Le specie protette

L’inquinamento da piombo minaccia almeno 92 specie di uccelli. Con la nuova restrizione saranno tutelati 135 milioni di uccelli a rischio di avvelenamento e un milione di bambini a rischio di esposizione. Tra le specie che beneficeranno del divieto ci sono il germano reale, il cigno reale e il cigno minore, il fenicottero, rapaci come gipeto, grifone, aquila reale, aquila di mare, nibbio reale e nibbio bruno, oltre a corvo imperiale, fagiano di monte e gallo cedrone. Al riparo anche mammiferi carnivori come l’orso e il lupo.

La campagna #BanLeadNow

Il risultato arriva dopo decenni di prove scientifiche e anni di campagne guidate da BirdLife e dai suoi partner europei, tra cui la Lipu in Italia. Un lavoro fatto di ricerca, pressione politica e mobilitazione dell’opinione pubblica, culminato nell’iniziativa #BanLeadNow e in una petizione sottoscritta da oltre 60.000 cittadini, alla cui raccolta firme ha partecipato anche la Lipu.

La Lipu: “L’Italia non perda tempo”

“Una decisione fondamentale per la tutela di 135 milioni di uccelli a rischio avvelenamento”. Così la Lipu-BirdLife Italia commenta il voto. Per il presidente Alessandro Polinori il bando “premia tutti coloro che hanno continuato, per anni, a battersi per la causa”. Ora però la palla passa agli Stati membri. La Lipu chiede che l’Italia recepisca il divieto il prima possibile, con una norma che renda il bando effettivo entro due o tre anni al massimo, senza attendere la fine del periodo di transizione, per evitare di disperdere altro veleno a danno della fauna e della salute umana. E invita il Parlamento ad abbandonare quello che definisce l’iter di “caccia selvaggia”. “Per una volta l’Italia sappia distinguersi positivamente nell’adottare una norma ambientale comunitaria, nell’interesse della natura e della salute dei suoi cittadini”, è l’appello di Polinori.

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