13 Ottobre 2026
/ 13.10.2026

Il mare ha un battito, e racconta come sta

Uno studio del CNR pubblicato su Ecological Indicators propone di leggere la salute degli ecosistemi marini attraverso il loro paesaggio sonoro. Nell’Adriatico, al largo di Venezia, gli idrofoni hanno registrato un ritmo giorno-notte che potrebbe diventare un nuovo indicatore ecologico

Sotto la superficie il mare non è mai davvero silenzioso. Onde, correnti, pesci, crostacei, eliche delle navi: tutto contribuisce a un fondo sonoro continuo che gli scienziati chiamano soundscape: il paesaggio sonoro generato insieme da processi fisici, biologici e umani. Proprio in questo intreccio di rumori un gruppo di ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche ha cercato un segnale capace di dire qualcosa sullo stato di salute dell’ambiente marino. Il lavoro, nato all’interno del progetto PRIN SEAmPhonia, è stato pubblicato sulla rivista internazionale Ecological Indicators.

In ascolto dalla piattaforma Acqua Alta

Lo studio porta la firma di Pier Francesco Moretti (CNR-DSSTTA), Angela Pomaro (CNR-ISMAR) e Silvano Buogo (CNR-INM). Per raccogliere i dati, il team ha installato diversi idrofoni – microfoni pensati per registrare sott’acqua – sulla piattaforma oceanografica Acqua Alta, nel corso di più campagne sperimentali svolte con il contributo del Laboratorio di Acustica Sottomarina dell’Area di Ricerca di Tor Vergata.

La novità sta nel metodo. Di solito il rumore subacqueo viene scomposto nelle singole sorgenti, oppure studiato a partire dalle basse frequenze prodotte dal traffico navale. I ricercatori hanno scelto invece di osservare il campo acustico nel suo insieme, per ricavarne una caratteristica che descriva l’ecosistema come un unico sistema. “L’obiettivo è individuare un nuovo indicatore in grado di valutare le condizioni dell’ecosistema attraverso i segnali acustici che produce”, spiega Pomaro.

Un ritmo tra il giorno e la notte

Analizzando le registrazioni, il gruppo ha notato nei segnali ad alta frequenza un’oscillazione persistente tra il giorno e la notte, che i soli fattori fisici dell’ambiente non bastano a spiegare. A variare, in particolare, è la pendenza spettrale alle alte frequenze: un tratto dello spettro acustico che segue una legge di potenza, tipica dei sistemi complessi e legata al concetto di invarianza di scala. Secondo gli autori, questo andamento potrebbe riflettere i ritmi collettivi della vita marina, una sorta di “battito” del mare. Più che il comportamento di una singola specie o di un singolo fenomeno fisico, quel segnale descriverebbe dunque lo stato dell’ecosistema nel suo complesso.

Come la febbre per il corpo umano

Per spiegare il senso della scoperta, Moretti ricorre a un paragone medico: l’indicatore funzionerebbe come la temperatura corporea, che segnala se qualcosa non va senza descrivere ogni processo dell’organismo. Se il valore cambia, significa che il sistema si è modificato; per capire il perché serviranno poi analisi mirate.

Il metodo ha anche vantaggi pratici. Il monitoraggio è continuo e non invasivo, i risultati sono confrontabili tra siti diversi e l’indicatore non dipende dalla calibrazione degli strumenti. Un aspetto rilevante, visto che la Direttiva europea sulla strategia per l’ambiente marino (MSFD) oggi si basa soprattutto sui livelli assoluti di intensità sonora e sulle basse frequenze del traffico marittimo. Ascoltare il paesaggio sonoro, sostengono i ricercatori, permetterebbe invece di cogliere per tempo i cambiamenti degli ecosistemi.

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