Non serve organizzare un concerto per finire sul banco degli imputati: per i giudici milanesi basta essere proprietari della strada su cui, ogni sera, si accalcano rumorosamente centinaia di persone tra un aperitivo e l’altro. In base a questo principio il Tribunale civile ha condannato il Comune di Milano a versare 70 mila euro a quattro residenti di corso Garibaldi, nel tratto tra via Moscova e piazza XXV Aprile, per il rumore notturno della movida. La notizia è emersa in commissione, dove l’assessore alle Opere pubbliche Marco Granelli ha presentato la delibera per il riconoscimento del debito fuori bilancio. Palazzo Marino ha già impugnato la sentenza.
Sforzi insufficienti
Il ragionamento del giudice poggia sull’articolo 844 del Codice civile, che vieta le immissioni oltre la normale tollerabilità. La legge non fissa una soglia, ma la giurisprudenza considera intollerabile un rumore che superi di tre decibel quello di fondo. La sentenza riconosce gli sforzi dell’amministrazione – ordinanze sugli orari, divieti per il vetro, collaborazione con prefettura e forze dell’ordine – ma li giudica insufficienti. Una responsabilità oggettiva, che prescinde dal fatto che il chiasso sia prodotto dagli avventori, sulla scia di un orientamento della Cassazione nato da un caso torinese. Pronunce simili sono arrivate anche a Brescia, Napoli e Roma.
Granelli ha però sollevato un problema di fondo: la norma risale al 1942 ed era pensata per regolare i rapporti tra fondi agricoli, non la vita di una metropoli. Applicata alla lettera, ha osservato, finirebbe per mettere in discussione traffico, commercio e molte altre attività urbane.
Le altre sentenze
Per Milano non è un caso isolato. Il 23 dicembre 2025 un’altra sentenza, su ricorso di un diverso gruppo di abitanti dello stesso corso, aveva fissato un risarcimento complessivo di circa 27 mila euro. Poche settimane prima era toccato al quartiere Lazzaretto-Melzo, a Porta Venezia: 4.700 euro a ciascuno dei 34 ricorrenti, 230 mila in tutto, e l’ordine di far cessare le immissioni. Il Comune ha impugnato le decisioni, mentre sul fronte amministrativo il Tar ha finora ritenuto legittime le misure.
La battaglia di corso Garibaldi, del resto, viene da lontano. Nel 2019 i condomini del civico 104 si rivolsero al Tar contro l’inerzia del Comune, forti di rilevazioni Arpa che certificavano sforamenti di 22 decibel oltre il limite. Ne nacque, nel giugno 2021, lo stop all’asporto dalle 22 e lo stop ai tavolini esterni dalla mezzanotte. Misure che, a quanto pare, non sono bastate.
Cosa succede a Torino
Ora la partita è anche politica. Il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato accusa Palazzo Marino di pagare con soldi pubblici i disagi che non riesce a prevenire. In Consiglio comunale, intanto, la maggioranza ha respinto una mozione che chiedeva di riprendere le rilevazioni fonometriche di Amat, sospese da giugno 2023. I comitati guardano a Torino, dove dopo la sconfitta in tribunale il sindaco ha disposto misurazioni acustiche nel quartiere Vanchiglia. E con l’attuale orientamento dei giudici, nuove cause potrebbero non tardare.
