Nello Stretto di Messina, al largo di Reggio Calabria, è entrato in funzione un sistema che potrebbe contribuire a cambiare il modo in cui conserviamo l’energia rinnovabile. Si tratta di un grande serbatoio galleggiante, del diametro di cinquanta metri, che sfrutta la gravità e la profondità del mare per immagazzinare elettricità. La startup milanese Sizable Energy ha installato il suo prototipo presso il Natural Ocean Engineering Laboratory dell’Università Mediterranea, completando un’operazione logistica che ha richiesto una gru da 350 tonnellate e uno sbraccio di circa cinquanta metri.
Undici tonnellate di struttura ora galleggiano sulla superficie, collegate a un serbatoio posato sul fondale. Tra i due, circola salamoia marina satura (ovvero acqua di mare con una concentrazione di sale prossima alla saturazione, quindi più densa e pesante dell’acqua normale) che sale e scende attraverso turbine, trasformando l’energia in eccesso della rete in movimento di fluidi e riconvertendola poi in elettricità quando serve.
Una fonte non intermittente
Il principio è quello del pompaggio idroelettrico, che conosciamo bene con le dighe nei bacini montani. Quando c’è troppa energia sulla rete, la usi per pompare acqua in alto, in un bacino. Quando manca, fai scendere l’acqua attraverso le turbine per produrre di nuovo elettricità. La soluzione proposta da Sizable Energy sposta tutto in mare aperto. La salamoia, 20% più densa dell’acqua normale, viene pompata dal fondale al serbatoio galleggiante quando c’è energia in eccesso. Quando la rete ne ha bisogno, la gravità fa il suo lavoro: il fluido scende, aziona le turbine reversibili e genera corrente. Il sistema può operare a profondità superiori ai cinquecento metri, sfruttando lo spazio verticale disponibile nel mare.
L’idea risponde a un problema sempre più urgente. Le rinnovabili sono intermittenti. Il vento soffia quando decide lui, il sole splende di giorno, mentre la domanda di energia ha i suoi ritmi. Nei momenti di picco produttivo, se non hai dove mettere l’elettricità in eccesso, la sprechi o devi spegnere gli impianti. Nei momenti di picco di domanda, se non c’è vento o sole, devi accendere centrali a gas. Il risultato è che più rinnovabili installi, più hai bisogno di sistemi di accumulo capaci di bilanciare produzione e consumo. E qui cominciano i problemi, perché le soluzioni disponibili hanno tutte limiti evidenti.
Le batterie al litio, quelle che chiamiamo BESS, sono rapide e flessibili e risultano relativamente facili da installare. Ma costano, hanno una durata limitata, richiedono materie prime critiche estratte in pochi paesi e non sono pensate per accumulare energia per giorni o settimane. I pompaggi idroelettrici tradizionali, invece, hanno capacità enormi e durano decenni, ma richiedono condizioni geografiche favorevoli e investimenti pesanti oltre a tempi di realizzazione lunghi. In Italia ne abbiamo diversi, ma non possiamo costruirne molti altri. I sistemi a gravità a terra, con blocchi di cemento sollevati da gru, sono ancora in fase sperimentale. L’idrogeno verde potrebbe funzionare come accumulo di lungo periodo, ma le perdite di energia nel ciclo produzione-stoccaggio-riconversione sono ancora troppo alte per renderlo competitivo. L’aria compressa, stoccata in caverne sotterranee, è interessante ma geograficamente vincolata.
Si può installare ovunque
Il pompaggio marino si colloca in mezzo. Ha la capacità e la durata del pompaggio idroelettrico tradizionale, ma non richiede montagne. Può essere installato ovunque ci sia una costa con fondali profondi, una condizione presente in vaste aree del Mediterraneo, dell’Atlantico e del Pacifico. I materiali sono semplici: acciaio, cemento, turbine reversibili, basate su tecnologie già disponibili e collaudate. La modularità permette di scalare la potenza e la capacità aggiungendo serbatoi. Anche l’impatto visivo, secondo il progetto, sarebbe contenuto. Dal punto di vista ambientale, il sistema opera in circuito chiuso con salamoia, senza consumo di acqua dolce e senza rilasci in mare. Il sistema è progettato per limitare il rumore e consentire la convivenza con la fauna marina.
Sizable Energy ha già superato i test condotti presso il centro di ricerca olandese MARIN, che hanno avuto l’obiettivo di verificare l’affidabilità del sistema anche in condizioni di mare severo. Adesso la sperimentazione si sposta in mare aperto, nel laboratorio naturale dello Stretto di Messina. Qui il prototipo dovrà dimostrare che l’assemblaggio e l’installazione sono fattibili, che i componenti galleggianti possono resistere alle condizioni marine e che il sistema è in grado di operare in sicurezza. Se tutto va bene, il prossimo passo sarà un impianto dimostrativo da diversi megawattora, sempre in Italia, da cui partire per progetti commerciali nel 2026 in collaborazione con partner locali e fornitori di energia.
I fondatori
L’azienda è stata fondata da ingegneri del settore energetico con l’obiettivo dichiarato di offrire accumulo di lunga durata a costi competitivi. Manuele Aufiero, amministratore delegato e co-fondatore, ha spiegato che senza sistemi di storage economicamente sostenibili la rete elettrica rischia di andare in difficoltà, indipendentemente dal mix energetico. La profondità dell’oceano, ha commentato Bruce Leak di Playground Global, fondo americano che ha guidato il round da otto milioni chiuso nell’ottobre 2025, è una risorsa praticamente illimitata che Sizable Energy sta sfruttando per offrire accumulo di lunga durata a un costo che, secondo l’investitore, potrebbe essere inferiore a quello delle batterie.
Il progetto ha coinvolto anche Geodis, operatore logistico globale che ha curato le operazioni di lancio, trasporto e installazione per conto di Sizable Energy. Il team ha sviluppato calcoli ingegneristici, elaborato i documenti tecnici, definito il posizionamento delle gru, progettato le operazioni di sollevamento e i sistemi necessari al fissaggio della struttura. Ha fornito assistenza tecnica e supervisione in loco durante tutte le fasi, garantendo che un’operazione complessa rispettasse i vincoli del sito e i requisiti ambientali.
Il Natural Ocean Engineering Laboratory è uno dei principali siti offshore italiani per la sperimentazione di tecnologie innovative nel campo dell’energia marina. La posizione nello Stretto di Messina offre condizioni particolarmente adatte alla sperimentazione, grazie ai fondali profondi a breve distanza dalla costa e alle correnti marine intense. La presenza di infrastrutture portuali e universitarie nelle vicinanze facilita inoltre le operazioni.
La scala commerciale
Resta da capire se il modello funzionerà su scala commerciale. Sizable Energy dichiara costi competitivi anche rispetto alle proiezioni più ottimistiche di riduzione dei costi delle batterie al litio. La modularità del design permetterebbe di adattare la capacità alle esigenze specifiche di ogni sito. La possibilità di utilizzare cantieristica e infrastrutture marittime esistenti ridurrebbe i tempi e i costi di installazione. Ma tra un prototipo da undici tonnellate e un impianto da centinaia di megawattora c’è una distanza considerevole, e non solo quella marina. Servono investimenti, autorizzazioni, partnership industriali e un confronto con le comunità interessate. E serve dimostrare che la tecnologia regge nel tempo, che la manutenzione è gestibile e che le stime sui costi sono realistiche.
