Il 7 gennaio il teatro Valle compirà 300 anni e ci arriverà con il sipario alzato. La sala del rione Sant’Eustachio, a pochi passi da piazza Navona, ha riaperto dopo sedici anni di buio con La sera della prima di Francesco Piccolo. È un omaggio ai Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello, che proprio su quel palco debuttarono nel 1921 tra i fischi del pubblico prima di diventare un classico. Al taglio del nastro c’erano il sindaco Roberto Gualtieri, l’assessore capitolino alla Cultura Massimiliano Smeriglio, l’assessora regionale Simona Renata Baldassarre e il presidente della Fondazione Teatro di Roma Francesco Siciliano, che ha dedicato la serata al padre Enzo e ha ringraziato i romani: “La vostra pazienza è stata premiata”.
Dall’abbandono all’occupazione
Nato nel 1727 e ridisegnato nell’Ottocento da Giuseppe Valadier e Gaspare Salvi, negli ultimi quindici anni il Valle ha rischiato di sparire. Nel 2010 la soppressione dell’Ente teatrale italiano, che lo gestiva, lo ha lasciato senza padrone. L’anno dopo un gruppo di artisti e lavoratori dello spettacolo lo ha occupato per scongiurare l’ipotesi di trasformarlo in un centro commerciale. Di quella stagione restano le scritte contro le discriminazioni sulla scalinata, conservate durante i lavori. “Abbiamo sconfitto quella ‘triste prudenza’ di cui parlavano gli striscioni appesi qui”, ha detto Smeriglio, ricordando che il 90% dell’intervento è stato realizzato nell’ultimo anno e mezzo.
Un cantiere tra sicurezza e memoria
I lavori, avviati nel marzo 2023 dopo l’acquisizione da parte del Comune, sono costati circa 11 milioni. La sfida era rendere sicura una struttura fragile, ricca di parti in legno. Per la prevenzione degli incendi è stato scelto il water mist, che spegne le fiamme con acqua nebulizzata senza danneggiare le superfici. La climatizzazione è stata resa invisibile, il palco è stato rifatto in larice e i camerini sono stati ricostruiti nella palazzina alle spalle della scena. “Abbiamo trasformato un teatro antico in uno contemporaneo dal punto di vista funzionale”, ha spiegato il direttore dei lavori Paolo Ciancio. I posti sono ora 499.
Il cantiere ha riservato anche alcune sorprese. Dietro il sipario è emerso un tratto di strada medievale, mentre ai lati dell’orologio sono riapparsi puttini monocromi su fondo in oro zecchino, risalenti agli interventi di Valadier e coperti per decenni da uno stucco grigio. È tornata visibile anche l’ottocentesca Danza delle ore sull’arco del boccascena.
Il nuovo corso
Ora il Valle entra nella rete della Fondazione Teatro di Roma assieme ad Argentina, India e Torlonia, un sistema che Gualtieri ha battezzato con l’acronimo “Vita”. La vocazione sarà la drammaturgia contemporanea, con un cartellone che spazia dal dopoguerra a oggi, da Vitaliano Brancati ad Annie Ernaux. Per il direttore artistico Luca De Fusco, che su questo palco ha esordito come regista, riaprirlo è “un’emozione immensa”. Resta da realizzare un foyer, di cui la struttura è priva. “Oggi è un giorno di festa che appartiene a tutti: alla città, al Paese e alla comunità del teatro”, ha detto il sindaco.
