Nel 2025 la Cina ha esportato macchinari per filtrare e depurare l’acqua per oltre 2 miliardi di dollari, il 25% in più rispetto agli 1,6 miliardi del 2020. Il dato è di UN Comtrade, riportato da Reuters in un servizio sul Paese che sta diventando uno dei principali fornitori di tecnologie idriche per Asia, Medio Oriente e Africa. Tra queste c’è la dissalazione, cioè l’eliminazione del sale dall’acqua di mare per renderla potabile. La spinta nasce da un problema interno: le risorse idriche naturali cinesi diminuiscono.
Ghiacciai in ritirata, falde impoverite
I ghiacciai del Tibet, le “torri d’acqua” da cui dipendono quasi 2 miliardi di persone in Asia, si stanno erodendo per la crisi climatica. Ad agosto il crollo di un ghiacciaio al confine tra Nepal e Tibet ne ha mostrato l’instabilità. Nel nord della Cina il grave sovrasfruttamento idrico ha impoverito le falde e lasciato regioni agricole chiave con deficit idrici sistemici.
China Water Risk, think tank di Hong Kong, avverte che entro il 2050 dieci grandi sistemi fluviali, da cui dipende una persona su due in Asia, potrebbero raggiungere il “picco idrico”: il punto in cui le portate dei fiumi, dopo la massima fusione dei ghiacciai, iniziano a calare in modo continuo.
La risposta di Pechino
Sempre secondo China Water Risk, dal 2015 la spesa cinese per la conservazione delle risorse idriche cresce più in fretta di quella militare. Oggi supera i 1.200 miliardi di yuan l’anno, circa 170 miliardi di dollari. A luglio le nuove norme del Piano quinquennale, il programma economico del governo, hanno trattato l’acqua come pilastro della sicurezza nazionale. Circa l’80% dell’acqua dolce cinese proviene dalle acque superficiali; riciclo, dissalazione e raccolta piovana ne forniscono il 3-4%, e le autorità si sono impegnate ad aumentare questa quota.
Secondo il ministero delle Risorse Naturali, a fine 2025 la Cina gestiva 167 progetti di dissalazione, per circa 3 milioni di tonnellate di acqua al giorno, 221.283 in più rispetto al 2024. Gli ostacoli non mancano: gli investimenti sono elevati, la distribuzione in più città richiede una pianificazione centrale e molti cittadini guardano ancora con diffidenza all’acqua dissalata.
Chi vende, chi compra
Tra i fornitori c’è Vontron Technology, azienda cinese che produce membrane per la dissalazione, i filtri che trattengono il sale. Dichiara di averne spedite l’anno scorso oltre 30.000 ai Paesi coinvolti nella Nuova Via della Seta, il programma con cui Pechino collega i propri capitali e progetti infrastrutturali ai mercati in via di sviluppo. Egitto, Arabia Saudita ed Emirati sono alcuni dei principali clienti di membrane, apparecchiature di filtrazione e servizi di ingegneria.
Benjamin Horton, preside della Facoltà di Energia e Ambiente della City University di Hong Kong, ritiene che la capacità cinese di produrre tecnologie idriche su larga scala possa ridurre i costi per i Paesi con poca acqua a disposizione. Saleh Al Khabti, presidente per la Cina di Acwa, società saudita che acquista attrezzature per rinnovabili, idrogeno verde e dissalazione, prevede che la dissalazione diventi “un importante settore di esportazione”, come già eolico e solare: “Una volta che avrà raggiunto il suo pieno potenziale, la Cina sarà leader”.
