3 Aprile 2025
/ 19.03.2025

Gli italiani affogano nel traffico, tutti i soldi vanno al Ponte

Siamo arrivati a 7 auto ogni 10 persone, ma i fondi per liberarsi dal traffico, che contribuisce a uccidere con l’inquinamento atmosferico 50 mila italiani all’anno, vengono tagliati a favore del Ponte sullo Stretto

Siamo arrivati a 7 auto ogni 10 persone. Esclusi gli Stati lillipuzziani, l’Italia ha il record europeo delle quattro ruote. Una volta lo aveva in termini di produzione e per questo ha trasformato città rinascimentali in imbuti di asfalto, smantellando splendide linee di tram per far posto ai gas di scarico e alla CO2. Adesso, ridotte all’osso la capacità produttiva e l’occupazione del settore, sono rimaste le scorie del vecchio sistema: il picco europeo di auto per abitante (694 autovetture per 1.000 abitanti contro una media Ue di 571), e la cattiva abitudine di affidarsi al volante anche per spostamenti molto modesti, che in altri Paesi vengono affrontati attivando il sistema muscolare e quello cardiovascolare (un antidoto per l’epidemia di obesità più volte denunciata dall’Oms).

50 mila morti da smog

Dunque non è solo una questione di crisi climatica, che pure suggerisce di tagliare l’impatto ambientale del trasporto, settore finora irriducibile. C’è anche l’inquinamento atmosferico che nelle città italiane vede le macchine tra i principali responsabili della concentrazione di polveri sottili che spesso supera i limiti di legge e quasi sempre le indicazioni dell’Organizzazione mondiale di sanità. Con il risultato di uccidere, secondo i dati dell’Agenzia europea dell’ambiente, 50 mila persone all’anno in Italia.

È un problema che può essere affrontato e infatti alcune delle principali città italiane hanno cominciate ad attuare contromosse basate sull’aumento delle piste ciclabili, delle aree pedonali, della micromobilità elettrica. Ma il rilancio del cuore di questo sistema, un trasporto pubblico dignitoso ed efficiente, dipende in larga parte da risorsa statali. E sono proprio le risorse statali a mancare.

Il perché è stato raccontato al Forum Nazionale Mobilità “Dalle politiche urbane a quelle industriali. Quale futuro per la mobilità in Italia?” organizzato ieri a Roma da Legambiente.  L’87% delle risorse infrastrutturali previste dal Fondo nazionale trasporti e dal Fondo trasporto rapido di massa è stato destinato al Ponte sullo Stretto fino al 2038, mentre per il Fondo Automotive le risorse sono state dimezzate passando dagli 8,7 miliardi inizialmente previsti entro il 2030 a soli 450 milioni nel 2025 e a 200 milioni annui per gli anni successivi.

Meno trasporto pubblico, più auto

Ovviamente più il trasporto pubblico viene tagliato più aumenta il numero delle auto. E infatti ecco il quadro delle auto per abitante: 78 auto per 100 abitanti a Olbia, 66 a Roma, 61 a Napoli, 52,5 a Milano. Mentre sono 41 a Barcellona, 36 a Londra, 26 ad Amsterdam, 25 a Parigi. Questo alto tasso coincide con una mobilità fortemente sbilanciata verso l’auto privata, con picchi dell’81,3% a Olbia, 65% a Reggio Calabria, 59,3% a Roma. Percentuali ben lontane da città come Parigi, dove solo il 4,3% dei cittadini sceglie l’auto per i propri spostamenti.

In compenso arrivano anche segnali positivi di cambiamento: 16 città su 17 hanno avviato progetti per rinnovare le flotte di bus con mezzi full electric (a Bologna e Modena anche una quota ad idrogeno con fuel cell) e 12 stanno realizzando ex-novo o ammodernando linee tramviarie. A Milano il trasporto pubblico ha superato quella dell’auto privata (48% contro 43%). A Bologna in appena un anno le emissioni da traffico sono diminuite del 29%, gli incidenti stradali del 13% e quelli più gravi del 31%. A Roma oltre alla Fascia Verde spicca l’integrazione tra trasporto pubblico e sharing mobility: l’abbonamento annuale offre gratuitamente un consistente pacchetto di corse con bici e monopattini in sharing.

L’industria ha scelto l’elettrico

“Dai dati presentati oggi emerge chiaramente un Paese che va in due direzioni opposte”, ha sintetizzato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. “Da una parte il governo nazionale che sottoscrive una vera e propria ipoteca sulle infrastrutture del trasporto, drenando risorse con il Ponte sullo Stretto e mantenendo sottofinanziato un già esiguo Fondo Nazionale Trasporti. Dall’altra le città italiane che, indipendentemente dallo schieramento politico, stanno puntando su una mobilità più sostenibile e inclusiva. Al governo Meloni chiediamo un immediato cambio di rotta anche sul fronte delle politiche industriali con il ripristino del Fondo Automotive. Non possiamo più assistere passivamente alla desertificazione industriale del Paese mentre il mondo corre verso la mobilità elettrica. La transizione ecologica del settore automotive è ormai iniziata a livello globale: o ne diventiamo protagonisti con scelte coraggiose, o ne saremo travolti con costi sociali drammatici”. 

CONDIVIDI

Continua a leggere