5 Aprile 2025
/ 4.04.2025

Caccia, la strage in barba alle direttive Ue

L’Ispra ha pubblicato il report sulla pressione venatoria in Italia. Sebbene sottostimati per inadempienza delle Regioni, i numeri sono impressionanti. Il tordo è l’uccello più colpito. L’Enpa: “Una strage, subito una moratoria”

Sono oltre 35 milioni gli uccelli che sono stati uccisi nelle ultime sei stagioni di caccia in Italia. Il dato, impressionante, emerge dal report dell’Ispra “La pressione venatoria sull’avifauna italiana dal 2017 ad oggi”. Quando per oggi si intende il 2023 che è l’ultimo atto con dati disponibili.  Nella triste “top ten” delle vittime preferite dai cacciatori nell’ultima stagione venatoria analizzata, spicca il tordo bottaccio, con oltre 2.100.000 esemplari uccisi nel 2022/23. Seguono il colombaccio (oltre 660.000) e l’allodola, con quasi 425.000 individui abbattuti. 

“Una vera strage – denuncia l’Enpa (Ente nazionale di protezione animali) – che rappresenta anche un insulto alla nostra Costituzione, che all’articolo 9 riconosce tra i doveri della Repubblica la tutela della biodiversità, da preservare per le future generazioni”.

Ai dati ufficiali sono da aggiungere quelli illeciti legati al bracconaggio che, in alcuni casi, come sottolinea l’Ispra, “appaiono incidere significativamente sulle popolazioni di alcune specie ma che sono di difficile quantificazione”.

Dati incompleti

Quello dei dati è un tasto dolente del report che, per stessa ammissione dell’Istituto ambientale, presenta un quadro che sottostima l’esistente. Come si legge infatti nel rapporto, “le informazioni inviate dalle diverse Regioni relative al rapporto tra tesserini analizzati sul totale dei tesserini rilasciati in ogni singola Regione, fondamentale per analizzare il reale peso del prelievo venatorio, risultano, sulla base di quanto inviato, decisamente carenti per tutte le stagioni venatorie considerate nel presente report, in quanto soltanto per poche Regioni risulta espresso in modo chiaro questo fondamentale parametro. I dati non permettono di avere un quadro completo sul prelievo venatorio per le stagioni analizzate. La sola regione Campania ha trasmesso questo dato per tutte le stagioni venatorie considerate”. Maglia nera in questa particolare classifica è l’Umbria che, da quanto si apprende, non avrebbe mai fornito alcun dato all’Ispra.

“La verità – continua l’Enpa – è che uccidere per divertimento milioni e milioni di animali selvatici – molti dei quali in uno stato di conservazione sempre più critico e per cui l’Europa impone restrizioni che questo Governo rifiuta, adottando anzi posizioni sempre più permissive in materia venatoria – non è in alcun modo sostenibile. Fino a quando le Regioni non forniranno dati completi e affidabili, la caccia dovrebbe essere sospesa. Non è accettabile continuare ad autorizzarla ignorando leggi e direttive europee, mentre la comunità scientifica riconosce apertamente la gravità della crisi della biodiversità”.  

L’Europa ci bacchetta

A metà dello scorso novembre, la Commissione europea ha deciso di inviare un parere motivato all’Italia, il secondo step della  procedura di infrazione, per non aver rispettato la direttiva  Uccelli e il regolamento Reach a causa delle modifiche introdotte nelle norme italiane sulla caccia. La direttiva Uccelli, ricorda l’esecutivo comunitario, mira a proteggere tutte le specie di uccelli selvatici presenti naturalmente nell’Ue e i loro habitat. Il regolamento Reach modificato limita l’uso di pallini da fuoco contenenti piombo nelle zone umide o nelle loro vicinanze per proteggere gli uccelli acquatici, l’ambiente e la salute umana.

 La Commissione ha riscontrato che diversi atti legislativi italiani non sono conformi alla legislazione Ue. La legislazione italiana ha concesso alle Regioni il potere di autorizzare l’uccisione o la cattura di specie di fauna selvatica, anche in aree in cui la caccia è vietata, come le aree protette, e durante il periodo dell’anno in cui la caccia è vietata e ciò in violazione della direttiva Uccelli. Inoltre, la legislazione italiana non è conforme alle disposizioni del regolamento Reach modificato sull’uso del piombo nei pallini da fuoco. 

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