2 Febbraio 2026
/ 4.07.2025

Caldo estremo, la nuova emergenza è il lavoro

Due morti sul lavoro in tre giorni: caldo estremo e sicurezza, un’emergenza che non possiamo più ignorare. In Spagna si contano oltre 100 morti legati al caldo in pochi giorni. In Turchia gli incendi hanno già causato due morti e oltre 500 intossicati

In soli tre giorni, due uomini sono morti mentre lavoravano sotto il sole cocente. Due storie che si somigliano tragicamente e che pongono interrogativi urgenti sul rapporto tra sicurezza sul lavoro e cambiamento climatico.

La prima vittima è un operaio di 58 anni, originario di Palagonia (Sicilia), deceduto questa mattina ad Atina, in provincia di Frosinone. L’uomo, impegnato nella realizzazione della rete in fibra ottica, ha avuto un malore intorno alle 10. Inutili i soccorsi del 118 di Cassino: quando i sanitari sono arrivati, l’operaio era già privo di vita. I carabinieri di Atina stanno indagando per chiarire la dinamica, ma tutto lascia pensare che il caldo abbia avuto un ruolo determinante.

Solo pochi giorni prima, in Sicilia, un altro uomo – anche lui 58enne e originario di Palagonia – è stato trovato morto in campagna, in contrada Serravalle a Lentini. Pensionato ma ancora attivo nei campi, si era recato da solo a lavorare nonostante le temperature proibitive. Alcune persone del posto lo hanno trovato privo di vita. Anche in questo caso, l’ipotesi più probabile è che il caldo sia stato fatale.

Serve un cambio di rotta

Il cambiamento climatico colpisce i più vulnerabili. I lavoratori all’aperto – operai, agricoltori, braccianti, fattorini, addetti alla logistica – sono in prima linea, troppo spesso ignorati o dimenticati. Servono risposte chiare e coordinate: ordinanze nazionali, controlli serrati, pause obbligatorie, accesso all’acqua, formazione sui rischi del caldo. Non basta più parlare di “prevenzione”. Bisogna riconoscere che il lavoro al tempo del cambiamento climatico richiede nuove regole e una nuova cultura della sicurezza. Perché ogni morte sul lavoro è una sconfitta per tutti. Per il momento, Inps ha esteso la cassa integrazione a 35 gradi anche percepiti mentre Glovo, dopo le polemiche dei giorni scorsi, ha fatto retromarcia sul bonus ai rider quando si effettuano consegne a temperature fino a 40 gradi.

Italia nella morsa dell’afa, l’Europa brucia

Oggi è il giorno del picco di questa ondata di caldo di inizio estate, venti le città da bollino rosso. A Bologna si superano i 38 gradi, 37 a Firenze, 36 a Milano. 

Lavorare in strada, nei cantieri o nei campi è diventato pericoloso. Al Nord si comincia a parlare di cassa integrazione per temperature superiori ai 35 gradi (anche percepiti). Al Sud, in Sicilia e Calabria, i braccianti sono esposti a condizioni estreme senza sufficienti tutele. 

Nel resto del Mediterraneo la situazione è altrettanto drammatica. In Spagna si contano oltre 100 morti legati al caldo in pochi giorni. In Grecia, un vasto incendio ha costretto oltre 5.000 persone (tra residenti e turisti) a evacuare l’isola di Creta. In Turchia, lungo la costa egea, gli incendi hanno già causato due morti e oltre 500 intossicati, mentre forti venti e caldo record alimentano nuovi focolai.

Nuova normalità

“Non si tratta più di un’emergenza, le ondate di calore sono ormai un fenomeno strutturale e, come tale, vanno affrontate”, ha dichiarato il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca. La Regione ha già emanato un’ordinanza che vieta il lavoro nelle ore più calde della giornata, dalle 12:30 alle 16:00. Una misura che è stata replicata da altre Regioni italiane e accolta con favore anche dalle organizzazioni sindacali. 

Nel frattempo, il ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenuto a Unomattina su Rai1, annuncia che “da oggi ci sarà una cabina di regia sull’emergenza caldo” alla quale collaboreranno Protezione della salute, Protezione Civile e Inail.  Schillaci ha inoltre annunciato un piano di prevenzione diffuso anche in inglese per tutelare i turisti stranieri. Il decalogo ministeriale per difendersi dal caldo verrà distribuito nelle farmacie e negli studi medici. Ma serve molto di più di un volantino.

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