29 Agosto 2025
/ 29.08.2025

Wwf: “Le specie aliene minacciano i nostri fiumi”

A peggiorare la situazione è l’invasione di specie aliene introdotte per la pesca sportiva. Oggi oltre il 60% dei pesci che popolano i nostri corsi d’acqua non appartiene alla fauna originaria. Anche l’anguilla è a forte rischio

La biodiversità delle acque dolci è in crisi profonda. Secondo il Living Planet Report del Wwf, negli ultimi cinquant’anni le popolazioni di animali che vivono in fiumi, laghi e zone umide hanno registrato un declino dell’85%. L’Italia non fa eccezione, anzi: la combinazione di siccità ricorrenti, sfruttamento intensivo dei corpi idrici e degrado degli ecosistemi ha reso ancora più fragile il quadro.

A peggiorare la situazione è l’invasione di specie aliene introdotte per lo più a scopo di pesca sportiva. Oggi oltre il 60% dei pesci che popolano i nostri corsi d’acqua non appartiene alla fauna originaria. Dalle dimensioni colossali del siluro nel Po, che può sfiorare i tre metri, alla minuscola Gambusia, fino a trote americane, pesci gatto, persici e lucioperca, le acque interne italiane si sono trasformate in un mosaico di presenze esotiche. Anche i crostacei non sono immuni: delle 15 specie censite in Italia, 7 sono aliene.

Una fauna autoctona sull’orlo del collasso

Il prezzo di queste introduzioni è altissimo. La lista rossa Iucn indica che 35 delle 56 specie ittiche autoctone, pari al 63%, sono a rischio estinzione. Quindici sono classificate in “pericolo critico”, vicinissime a scomparire: tra queste storione cobice, anguilla, carpione del Garda, trota siciliana e lampreda di mare.

Per contrastare il fenomeno, nel 2020 il ministero dell’Ambiente aveva vietato l’immissione di specie esotiche in ottemperanza alla Direttiva Habitat europea. Tuttavia, denuncia il Wwf, diverse Regioni e Province continuano a cercare scappatoie, privilegiando gli interessi della pesca ricreativa. Le associazioni ambientaliste sono state così costrette a rivolgersi più volte alla magistratura per bloccare pratiche ritenute illegittime.

Il rischio di una deregulation

Le preoccupazioni ora riguardano voci di un possibile allentamento delle regole da parte del ministero. Secondo il Wwf, un simile passo indietro porterebbe a “una deregulation inaccettabile”, con danni irreversibili per l’ittiofauna italiana e l’eventualità di una procedura di infrazione europea, con sanzioni economiche a carico dei contribuenti.

Il presidente del Wwf Italia, Luciano Di Tizio, lancia un monito: “Se malauguratamente queste voci dovessero trovare conferma, valuteremo con i nostri avvocati la possibilità di segnalare alla Corte dei Conti tutti coloro, funzionari compresi, che avranno avallato un simile assurdo provvedimento: è giusto che a pagare sia chi provoca in prima persona il danno e non i cittadini tutti”.

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