La prima scoperta significativa è già arrivata: gli scienziati della spedizione del progetto Mer (Marine Ecosystem Restoration) hanno visto che le colonie dei coralli rossi stanno bene e prosperano nelle profondità del mare, nella parte più bassa delle cosiddette montagne sottomarine del Mediterraneo. Queste vette sommerse emergono fino a oltre 3 mila metri dal fondo e creano ambienti unici. Come spiega Giordano Giorgi, responsabile per Ispra del progetto Mer, “le immagini rilevate dal nostro Rov, un robot sottomarino teleguidato, sono confortanti: alle grandi profondità questa specie importantissima non sembra risentire di alcun impatto dell’attività umana. È un segnale positivo”.
Questa è una delle primissime novità che emergono dalle crociere delle navi allestite dall’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che hanno lo scopo di indagare le profondità marine lungo la dorsale tirrenica e censire dettagliatamente lo stato dei 79 “monti sottomarini”, per una superficie complessiva di oltre 13.000 chilometri quadrati. Si tratta di aree mai monitorate prima, alcune quasi completamente sconosciute, e i monti sottomarini sono fondamentali dal punto di vista ecologico, in quanto fungono da habitat per numerose specie marine e sono considerati hotspot di biodiversità nel Mediterraneo. Un’impresa tecnologica e scientifica senza precedenti in Italia, che rientra nell’ambito del progetto Marine Ecosystem Restoration finanziato dal Pnrrr, e che prevede l’impiego di strumentazioni avanzate e di un team multidisciplinare di esperti per studiare e proteggere habitat marini di straordinaria biodiversità.
Le prime due uscite
Le navi, una che fa i rilievi geofisici e l’altra che fa soprattutto i rilievi videofotografici con il Rov, il Remotely operated vehicle fornito di sensori, hanno come base il porto siciliano di Trapani. Le prime due uscite, una dello scorso autunno e l’altra tra febbraio e marzo, appena conclusa, hanno fatto un percorso lungo la costa meridionale della Sicilia, nel Canale di Sicilia, verso Pantelleria, ma anche studiato il Tirreno meridionale.
“Con la prima crociera abbiamo esaminato attraverso strumentazioni acustiche la morfologia di alcune montagne sottomarine – afferma Giorgi – con una mappatura ad altissima risoluzione del Cimotoe e dell’Ovidio. Poi siamo passati alle immagini raccolte con il robot teleguidato, e ora stiamo elaborando i dati”. Secondo lo scienziato, i rilievi permetteranno di capire i cambiamenti che stanno avvenendo nel Mare Mediterraneo, “capiremo l’andamento della salinità oltre i mille metri di profondità, ma anche se e come sta cambiando il regime delle correnti”.
Il Monte Cimotoe è un rilievo sottomarino situato tra la Sicilia e la Tunisia, al largo di Pantelleria. È parte della dorsale sottomarina che caratterizza quest’area del Mediterraneo, in una zona di grande importanza geologica dove la placca africana si scontra con quella euroasiatica. L’Ovidio invece si trova nel Mar Tirreno meridionale, al largo della costa calabrese, ed è importante per le sue caratteristiche geologiche e per la ricca biodiversità marina che ospita. I mari italiani hanno circa un centinaio di seamounts, la maggior parte delle quali localizzati nel Mar Ligure e nel Tirreno.
Oltre a numerosi rilievi geomorfologici, esistono pochissime informazioni relative alla biodiversità di questi ambienti. Nonostante il loro grande potenziale biologico ed ecologico, finora non era mai stato condotto uno studio su grande scala per studiare le montagne sottomarine, vette subacquee che emergono fino a oltre 3 mila metri dal fondo marino e creano ambienti unici, dove correnti turbolente favoriscono la proliferazione di grandi colonie di coralli e spugne. Queste formazioni biologiche sono alla base di ecosistemi complessi che sostengono un’ampia varietà di specie, tra cui pesci di profondità, crostacei, cefalopodi, squali, plancton gelatinoso. Ma la loro fragilità li rende vulnerabili alle attività di pesca, in particolare quando reti e attrezzi da pesca si impigliano danneggiando irreversibilmente questi delicati habitat.
La mappatura degli habitat profondi
Il progetto – che mira a individuare le zone più meritevoli di protezione secondo le direttive europee in materia di conservazione degli habitat marini – si focalizza sulla mappatura degli habitat profondi e sulla caratterizzazione della biodiversità marina di grandi profondità presente su queste montagne sottomarine, per valutarne il grado di vulnerabilità e lo stato di conservazione, oltre a fornire indicazioni sui cambiamenti climatici in corso.
Tra i giganti sommersi che verranno studiati, un ruolo di primo piano spetta al Marsili, il più grande vulcano sottomarino d’Europa e uno dei più imponenti del mondo. Situato nel Tirreno meridionale, tra la Sicilia e la Campania, si eleva per oltre 3.000 metri dal fondo, raggiungendo con la sommità la quota di circa 450 metri al di sotto della superficie del mar Tirreno. Con i suoi 70 chilometri di lunghezza e 30 di larghezza il vulcano rappresenta una delle principali incognite geologiche del Mediterraneo. La sua attività, benché l’ultima eruzione risalga a 2.000 anni fa, è oggetto di attento monitoraggio. Lo studio del Marsili e degli altri monti sottomarini offrirà nuove conoscenze sui meccanismi geodinamici del nostro mare e aiuterà a delineare strategie di prevenzione per eventuali fenomeni di rischio.