Il dibattito sul futuro del Sistema europeo per lo scambio di emissioni (EU ETS) si sta facendo sempre più acceso. Negli ultimi mesi alcune voci politiche, tra cui il governo italiano, hanno proposto di sospendere o attenuare il meccanismo che regola il prezzo delle emissioni di CO₂ nell’Unione europea. L’argomento principale è che il sistema peserebbe sulla competitività dell’industria europea in una fase economica delicata.
Ma mentre la discussione politica prende questa direzione, dal mondo scientifico e industriale stanno arrivando segnali opposti. Dopo la lettera firmata da 150 scienziati ed economisti italiani, anche il mondo delle imprese europee ha deciso di intervenire pubblicamente per difendere il sistema. Oltre 100 aziende e investitori internazionali hanno infatti inviato una lettera aperta ai leader dell’Unione europea chiedendo di mantenere un mercato del carbonio forte e prevedibile.
Le imprese chiedono stabilità
Tra i firmatari della lettera compaiono grandi gruppi industriali e finanziari attivi in diversi settori dell’economia europea: dall’acciaio all’energia, dalla manifattura alla tecnologia. Tra i nomi figurano aziende come Volvo Cars, EDF, Ørsted, Tata Steel, Holcim, Heidelberg Materials, Vattenfall, SSAB, Salzgitter e Ingka Group (Ikea), insieme a importanti investitori e a numerose startup del settore cleantech.
Il messaggio che arriva dal mondo industriale è piuttosto chiaro: indebolire il sistema ETS sarebbe una scelta controproducente. Secondo i firmatari, il mercato europeo del carbonio rappresenta uno degli strumenti più efficaci per guidare gli investimenti nella transizione energetica e per orientare le strategie industriali verso tecnologie a basse emissioni.
Le imprese sottolineano inoltre che proprio la stabilità delle regole è uno degli elementi più importanti per chi deve programmare investimenti industriali su orizzonti di lungo periodo. Cambiare le regole del sistema o sospenderlo rischierebbe di generare incertezza e rallentare i processi di innovazione già avviati.
Una questione di competitività e sicurezza energetica
Nella lettera inviata ai capi di Stato e di governo europei, le aziende collegano esplicitamente il futuro dell’ETS a una questione più ampia: la sicurezza economica e industriale dell’Europa. Secondo i firmatari, la competitività del continente non dipende dal rallentamento della transizione climatica ma dalla capacità di costruire un sistema energetico più stabile e meno dipendente dalle importazioni di combustibili fossili.
Negli ultimi anni le tensioni geopolitiche e la volatilità dei mercati energetici hanno mostrato quanto l’Europa sia esposta alle oscillazioni dei prezzi del gas e del petrolio. In questo contesto, sostengono le imprese, puntare su energia pulita, innovazione tecnologica e decarbonizzazione dell’industria rappresenta anche una strategia di autonomia economica.
“Una diagnosi sbagliata del problema“
Uno dei passaggi più significativi della lettera riguarda proprio l’analisi delle difficoltà industriali europee. Secondo i firmatari, il dibattito politico rischia di concentrarsi sul bersaglio sbagliato. Le vere cause delle difficoltà competitive dell’industria europea sarebbero infatti altre: i prezzi dell’energia legati ai combustibili fossili, la sovraccapacità globale in alcuni settori industriali e le imperfezioni del mercato unico europeo.
Per questo motivo le imprese definiscono le proposte di sospendere o modificare l’ETS come “una diagnosi gravemente errata del problema“. Intervenire sul mercato del carbonio rischierebbe infatti di distogliere l’attenzione dalle riforme strutturali necessarie per rafforzare l’economia europea.
Il nodo degli investimenti nella transizione
Un altro punto centrale riguarda l’utilizzo dei proventi generati dal sistema ETS. Le aziende chiedono che queste risorse vengano impiegate in modo strategico per accelerare la trasformazione industriale e sostenere lo sviluppo delle tecnologie pulite.
Tra le proposte avanzate ci sono il rafforzamento degli investimenti nelle energie rinnovabili, nello sviluppo delle reti elettriche, nei sistemi di accumulo e nelle tecnologie per l’efficienza energetica. Le imprese suggeriscono anche di utilizzare una parte dei proventi ETS per sostenere contratti di lungo periodo per la fornitura di energia rinnovabile alle industrie, in modo da garantire prezzi più stabili e prevedibili.
Un’altra priorità riguarda il potenziamento degli strumenti europei di sostegno all’innovazione, come il Fondo per l’innovazione e il Fondo per la modernizzazione, che finanziano progetti industriali a basse emissioni.
Il legame con il CBAM
Nel dibattito entra anche un altro strumento centrale della politica climatica europea: il CBAM, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere. Questo sistema introduce un prezzo della CO₂ anche per alcuni prodotti importati nell’Unione europea, con l’obiettivo di evitare il cosiddetto carbon leakage, cioè lo spostamento delle produzioni in Paesi con regole ambientali meno stringenti.
Secondo i firmatari della lettera, ETS e CBAM devono essere considerati come due pilastri complementari della strategia industriale europea. Indebolire uno di questi strumenti rischierebbe di compromettere l’efficacia dell’intero sistema.
Un segnale nel dibattito europeo
L’intervento delle imprese rappresenta un elemento significativo nel dibattito politico europeo sul futuro delle politiche climatiche. Se da una parte alcune forze politiche chiedono di rallentare o rivedere alcuni strumenti della transizione energetica, dall’altra una parte crescente del mondo industriale sembra chiedere esattamente il contrario: regole più chiare, stabilità normativa e un rafforzamento delle politiche di decarbonizzazione.
Il confronto resta aperto e probabilmente continuerà nelle prossime settimane, anche in vista delle discussioni tra i leader europei sul futuro della competitività industriale del continente.
Ma un messaggio emerge con forza dalla lettera delle imprese: per una parte importante dell’industria europea, il mercato del carbonio non è un ostacolo alla crescita economica. Al contrario, rappresenta uno degli strumenti fondamentali per guidare la trasformazione dell’economia verso un modello più innovativo, resiliente e meno dipendente dai combustibili fossili.
