2 Febbraio 2026
/ 2.02.2026

A via dei Fori Imperiali crolla un altro pino

Le piogge intense dei giorni scorsi hanno dato il colpo di grazia. Ma sotto l’albero sono emerse solette in cemento, cavi elettrici, tubature: le radici non avevano abbastanza spazio. Ora si tratta di rivedere i criteri di classificazione del rischio

Via dei Fori Imperiali chiusa, ambulanze, transenne, tre feriti per fortuna lievi. Ma soprattutto un’immagine che a Roma sta diventando fin troppo familiare: un grande pino a terra, sradicato di colpo, in pieno giorno, nel cuore turistico della Capitale. È il terzo crollo in meno di un mese lungo lo stesso asse monumentale, uno dei luoghi più frequentati della città, oggi attraversato anche dai flussi della nuova fermata della metro C.

L’albero caduto aveva circa 120 anni, piantato durante il Ventennio, come molti dei pini che disegnano ancora oggi lo skyline romano. Secondo le valutazioni agronomiche risultava in classe B, quindi considerato stabile e lontano dall’abbattimento. Eppure è bastato un attimo perché si schiantasse al suolo, colpendo alcuni passanti. Non pioveva, non tirava vento. Un dettaglio che pesa come un macigno sul sistema di monitoraggio del verde urbano.

Le prime analisi parlano di un terreno eccessivamente inzuppato dalle piogge persistenti di inizio anno, incapace di trattenere l’apparato radicale. Le chiome, appesantite dall’acqua, hanno fatto il resto. Ma c’è di più: sotto l’albero sono emerse solette in cemento, cavi elettrici, tubature. Un ambiente ostile, che costringe le radici a svilupparsi in modo superficiale, rendendo i pini vulnerabili anche in condizioni apparentemente normali.

Il punto, ormai evidente, è che il verde storico di Roma sta pagando decenni di convivenza forzata con l’asfalto, i sottoservizi, i cantieri. Alberi nati per crescere in suoli profondi sono stati trasformati in arredi stradali, compressi in pochi metri di terra. Finché reggono. Poi cedono.

La preoccupazione è condivisa anche dal Campidoglio. L’assessora all’Ambiente Sabrina Alfonsi ha dichiarato che i criteri attuali, pur basati su standard internazionali, non riescono sempre a intercettare il rischio reale. Le prove di trazione non vedono ciò che accade sotto terra: radici tagliate, spazi ridotti, interferenze con infrastrutture urbane. Ed è proprio lì che si gioca la partita della sicurezza

È come gestire un patrimonio verde invecchiato, stressato dal cambiamento climatico e da un contesto urbano che non è mai stato pensato per lui. In un bosco, spiegano gli esperti, la caduta di un albero fa parte del ciclo naturale. In via dei Fori Imperiali, no. Qui il rischio è per la pubblica incolumità.

La chiusura della strada, le deviazioni dei bus, i controlli straordinari sugli altri alberi sono misure necessarie, ma non risolutive. La discussione vera riguarda il futuro: monitoraggi più sofisticati, interventi preventivi nelle aree più affollate, e una graduale sostituzione delle alberature più vecchie con esemplari più giovani e meglio compatibili con la città di oggi.

Roma è una delle capitali europee con più verde storico, ma piogge intense, suoli impermeabilizzati e alberi centenari non sono una buona combinazione. Chiamarla emergenza non basta più: è un problema strutturale, e come tale va affrontato.

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